Sanità

nov82019

Fascicolo sanitario e ricetta elettronica, un binomio che stenta a partire: privacy è il nodo

Fascicolo sanitario e ricetta elettronica, un binomio che stenta a partire: privacy è il nodo

Il fascicolo sanitario elettronico c'è e funziona, ma in pochi lo attivano. Le perplessità sulla privacy

Il fascicolo sanitario elettronico c'è, funziona, ma in pochi lo attivano e le regioni, pronte per alimentarlo, cercano di farlo partire e se da una parte chiedono ai medici di famiglia di darsi da fare a raccogliere i consensi degli assistiti al trattamento dati, dall'altra ora legano al Fse i vantaggi della dematerializzazione della ricetta elettronica.
È quanto segnala un articolo comparso su Doctor33.it in cui sono state raccolte le perplessità dei Mmg, legate al tema della privacy: quali soggetti potranno accedere al Fse?


A che punto è la diffusione del Fse

Alla Commissione parlamentare per la Semplificazione dei servizi sanitari, una delegazione di funzionari ha chiesto una misura "green" nazionale, ricordando che la ricetta è già visualizzabile nel Fascicolo, non serve più la carta su cui il farmacista applica le fustelle. Ma ci sono due problemi. Primo, non tutte le regioni sono pronte all'adozione del fascicolo; secondo, i cittadini non lo usano ancora: solo il 21% degli italiani lo ha attivato e solo il 7% lo consulta correntemente.
In pratica, a Centro-Nord il problema è la copertura dei cittadini e la raccolta dei consensi, al Sud dall'Abruzzo alla Sicilia ci sono ancora problemi tecnici (tranne in Puglia, dove la rete funziona, e Basilicata, dove ci si avvia a farla funzionare).
Non per nulla, le regioni a statuto ordinario hanno di recente ripartito con il Ministero dell'Economia 208 milioni da spendere tra 2018 e 2021 per completare il progetto Fse, allineando le anagrafiche delle Asl (e comunali) e del sistema Tessera sanitaria, collegandovi i fascicoli e raccogliendo i consensi con almeno tre canali di raccolta alternativi. L'intesa prevede un sistema di accesso ai fondi condizionato ai risultati oltre che l'uso dei poteri sostitutivi dello stato in caso di gravi inadempienze.
Anche il decreto fiscale collegato alla Finanziaria si occupa di Fse istituendo un'anagrafe dei consensi dei cittadini al trattamento dati, comprensiva di consenso/diniego alla donazione degli organi e dei dati sulle vaccinazioni effettuate. Ma resta il problema di fondo: legare l'addio al promemoria della ricetta all'adozione del fascicolo sanitario è un passaggio "lento".


Le perplessità dei medici di famiglia

Una riprova? Pur d'accordo da sempre sull'abolizione del promemoria cartaceo, i medici di famiglia tengono distinto il tema dematerializzazione dal fascicolo. Paolo Misericordia esperto informatico di Fimmg sottolinea come si possa già oggi evitare la stampa del promemoria a carico del medico di famiglia.
«Anziché consegnare al farmacista un foglio di carta non firmato che non conta niente, il paziente può ottenere la visualizzazione della sua ricetta mostrandogli la tessera sanitaria. Ma ciò non avviene». Sul fascicolo sanitario, Misericordia individua un irrisolto problema privacy. «Nei sistemi delle regioni più avanzate già arriva tutta la documentazione dei nostri assistiti: ricette, impegnative, esiti di esami. Ma il paziente non lo sa. L'acquisizione del consenso per popolare il Fse non è la regola. Il fascicolo è alimentato in deroga alla linea indicata dal Garante della Privacy e dallo stesso General Data Protection Regulation dell'Unione Europea secondo cui il cittadino deve disporre dei dati che lo riguardano: deve dire lui cosa va messo nel Fse, e poter controllare, sapere come fare. Ma le regioni viaggiano in deroga, nessuna ad esempio ha previsto l'autorizzazione specifica per alimentare il Fse con le ricette di farmaci ovvero con le richieste di esami ovvero con i referti. Basta un solo ok per ritrovarsi tutto il profilo sanitario dentro. E noi medici di famiglia quando mandiamo i dati dei pazienti alle Asl non conosciamo a nostra volta gli operatori che saranno interessati a leggere quei dati nei vari passaggi del processo».

Un problema, perché il medico ci mette la faccia e il rapporto di fiducia, come sottolinea Misericordia: «È complesso veicolare informazioni esaustive sul fascicolo. Anche nelle regioni dov'è correntemente alimentato pochi cittadini lo attivano, e allora si chiede ai medici di convincere i propri assistiti ad attivarlo, così potremo ricevere i referti online, leggerli, avere più tempo per ragionarci insieme all'assistito. A mio avviso, si può ragionare di tutto ma ricordiamoci che questo sistema è lo stesso che poco si fida di noi al punto da negarci la compilazione dei piani terapeutici per farmaci contro diabete, Bpco, anticoagulanti nel timore di un boom di prescrizioni. Noi invece ci dovremmo fidare, e chiedere al paziente il consenso a trattare i suoi dati, dando per scontato ed affidabile l'uso che ne verrà fatto e chi lo farà, inclusi operatori a noi non noti».
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