Sanità

mar82019

Fattura elettronica, tasso di errore al 4,4%. Per farmacie impatto maggiore in e-commerce

Fattura elettronica, tasso di errore al 4,4%. Per farmacie impatto maggiore in e-commerce
Da quando è entrato in vigore l'obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, il primo gennaio, fino al 18 febbraio, prima deadline dell'anno per la liquidazione periodica Iva, nel complesso sono stati spediti al Sistema di interscambio (Sdi) dell'Agenzia delle Entrate 228 milioni di file da parte di 2,3 milioni di soggetti, pari a circa 100 e-fatture a operatore e a non essere andato a buon fine è il 4,43% degli invii, per errori nella compilazione. «Un tasso piuttosto basso» è il commento di Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena ed esperto di temi di farmacia, dove «la fatturazione in vendita è comunque contenuta nei numeri. Mentre un impatto maggiore è stato rilevato nel caso dell'e-commerce».
Secondo i dati diffusi dall'Agenzia delle Entrate, la Lombardia è prima in classifica per numero di fatture trasmesse, con oltre 80 milioni di invii (81.180.119), seguita dal Lazio (51.235.686 invii), e dall'Emilia-Romagna (13.524.740)». Il settore «più interessato dalla trasmissione delle fatture elettroniche eÌ quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio-riparazione di autoveicoli e motocicli, che fa registrare, sempre al 18 febbraio, 55.750.194 invii da parte di 550.039 operatori». Per quanto riguarda gli errori, i principali, riscontrati nella compilazione, hanno riguardato «indicazione di partita Iva errata, codice destinatario errato, fattura duplicata, errore nell'estensione del file, due o più fatture con lo stesso nome».
«Il sistema» fa il punto De Carli «sta funzionando e anche per le farmacie il tasso di scarto è davvero basso, con errori legati per lo più ai dati inseriti, quali codice fiscale errato, e così via. Il sistema, d'altra parte, era già in uso da un anno: le farmacie lo conoscevano già e certamente i programmi, da tempo disponibili, hanno facilitato il passaggio. Le criticità riscontrate, che sono state segnalate soprattutto nel mese di gennaio, hanno piuttosto riguardato le fatture ricevute: emesse e spedite regolarmente dai fornitori, sono rimaste bloccate sul server delle Entrate, probabilmente per le iniziali problematiche, segnalate dalla stessa Agenzia. Una criticità che è stata comunque generalizzata e rientrata in breve. Per il mese di febbraio, almeno da quello che è il mio osservatorio, non abbiamo ricevuto particolari segnalazioni. Va detto, comunque, che le farmacie sono un caso particolare: normalmente le fatture di vendita emesse sono poche, mentre molte di più sono quelle d'acquisto. Infatti, i soggetti privati tendono a prediligere lo scontrino parlante, e solo in caso di acquisti di un numero di prodotti elevati viene richiesta la fattura».
C'è poi il tema della «deroga, contenuta nella legge bilancio 2019, che prevede l'impossibilità per farmacisti e medici di emettere la fattura elettronica - ma solo per il periodo di imposta 2019 - con riferimento ai dati da inviare al Sistema tessera sanitaria. In questo caso, lo ricordiamo, la fattura resta cartacea». Tuttavia, «anche quando si entrerà a regime per queste casistiche, l'impatto non sarà in ogni caso eccessivo. Anche in vista del fatto che possono essere documentate con scontrino non solo le cessioni di beni, ma anche le prestazioni di servizi».
L'unica area in cui c'è un maggiore impatto «è l'e-commerce. Forse per una svista di chi fa l'acquisto, che mette il flag sulla richiesta di fattura, non pensando magari che lo scontrino viene erogato in ogni caso, c'è, per questa modalità di acquisto, una richiesta di fatture maggiore, con un aumento, proporzionalmente, di problematiche riscontrate».

Francesca Giani
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