Sanità

set202019

Fisco, nuovi indici Isa: punteggi bassi a rischio controlli. Ma nessun automatismo

Fisco, nuovi indici Isa: punteggi bassi a rischio controlli. Ma nessun automatismo

Fisco, lo studio Bacigalupo rassicura sui punteggi bassi: nessun automatismo nei controlli

Si intensificano le polemiche sui nuovi indici di affidabilità (Isa) e a non essere convinta in primo luogo sembra essere la stessa categoria dei commercialisti, tanto che l'Ordine nazionale dei commercialisti sta facendo pressing a Governo e Mef per chiedere nuovamente la facoltatività dello strumento per questo periodo di imposta o la sua disapplicazione e sindacati e associazioni di categoria hanno annunciato uno sciopero. Da quanto si apprende dalla stampa, l'accusa è che si tratta di strumenti "inaffidabili", anche quando a fare la prova è il commercialista stesso. Per le farmacie, non cessano le preoccupazioni, anche se dallo Studio Bacigalupo, in un intervento pubblicato su Sedivanews, arriva la rassicurazione relativa ai punteggi bassi: «Nessun automatismo nei controlli, ma solo un maggiore rischio».

Che cosa sono gli Indici sintetici di affidabilità?

Come si ricorderà, sono stati introdotti con il decreto legge n. 50/2017, dal periodo d'imposta 2018, anche con l'obiettivo di superare la logica alla base degli studi di settore di rendere più efficace l'azione accertatrice. Si tratta, come spiegato dall'Agenzia delle Entrate, di indicatori costruiti con una metodologia statistico-economica basata su dati e informazioni contabili e strutturali relativi a più periodi d'imposta. Consentono agli operatori economici di valutare autonomamente la propria posizione e di verificare il grado di affidabilità. La metodologia utilizzata per elaborare e applicare gli Isa tiene conto di una pluralità di indicatori, sostanzialmente riconducibili a due gruppi: indicatori elementari di affidabilità e indicatori elementari di anomalia. La media del valore dei singoli indicatori elementari esprime, da 1 a 10, il punteggio Isa e rappresenta il posizionamento del contribuente: più alto sarà il valore dell'indice maggiore sarà l'affidabilità fiscale. A determinati livelli di affidabilità fiscale vengono riconosciuti specifici vantaggi.

Le criticità per imprese e professionisti segnalate dai commercialisti

E proprio su questi aspetti parte l'accusa dai commercialisti. Anche quando sono gli stessi commercialisti a fare i calcoli su di sé, denuncia un articolo del Sole 24 ore di martedì, a firma di Valeria Uva, «i conti non tornano». Diverse sono le criticità segnalate, ma, secondo quanto riferisce l'articolo, dall'Ordine dei commercialisti di Napoli viene segnalato, per esempio, che è probabile che «alcuni risultati sorprendentemente bassi per i commercialisti derivino dal diverso apporto dei due indicatori: quelli di affidabilità sono solo tre, mentre quelli di anomalia sono ben 75. Il punteggio finale, infatti, è una media tra gli indicatori di affidabilità, che contribuiscono ad alimentare positivamente l'esito finale, e quelli di anomalia che, anche se partecipano al calcolo finale solo quando l'anomalia è presente, di fatto deprimono il risultato. Mentre gli indicatori buoni sono pochi, quelli "cattivi" sono tantissimi". Inoltre, si legge in una nota dei giorni scorsi del presidente dell'Ordine dei commercialisti «I continui aggiornamenti del software anche ad agosto e la necessità di scaricare nuovamente i dati precompilati dimostrano che il meccanismo degli Isa è ancora lontano dal potersi definire "affidabile"». Da qui la proclamazione dello sciopero da parte delle sigle sindacali di categoria che vede tra le motivazioni anche «il caos creato con gli Indici sintetici di affidabilità (Isa) e il mancato accoglimento della richiesta di disapplicazione degli indici per il 2018, o della possibilità di renderli facoltativi almeno per l'anno in questione».

Con punteggio basso più probabile accertamento

Intanto, da parte delle farmacie, non cessa la preoccupazione, anche se in un recente intervento su Sedivanews viene spiegato che gli Isa «non sono uno strumento di accertamento» e che un punteggio basso «non può costituire in quanto tale motivazione sufficiente per un atto» di controllo. Nel provvedimento dell'Agenzia di maggio, infatti, viene stabilito che «ai fini della definizione delle specifiche strategie di controllo basate su analisi del rischio di evasione fiscale, l'amministrazione finanziaria tiene conto di un livello di affidabilità minore a uguale a 6». Coloro «che non raggiungeranno la "sufficienza"» scrive l'esperto «avranno sì maggiori probabilità di subire una verifica fiscale ma sulla base di "fonti di innesco" diverse [indagini finanziarie, redditometro, analitico, ecc.] dal mero scostamento dagli ISA, che - lo ripetiamo - non rappresenta in sé, differentemente da quel che accadeva con gli Studi di Settore, un presupposto valido/sufficiente per l'accertamento ma soltanto un elemento selettivo di pianificazione dell'attività di controllo. Insomma, se la nostra posizione fiscale è regolare, affrontiamo pure con serenità il (maggior) rischio di una visita del Fisco in futuro, anche se dobbiamo comunque tentare di capire bene perché si è "meritato" un voto "insufficiente"».

Francesca Giani


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