FITOTERAPIA

apr52019

Fitoterapici, Pepe fiorito tra medicina e alimentazione

La bacca dello Zanthoxylum bungeanum è tradizionalmente usata in oriente come rimedio per i disturbi digestivi e come anestetico. Ma anche come spezia in alcuni piatti tipici

Fitoterapici, Pepe fiorito tra medicina e alimentazione

Pepe fiorito, pepe di montagna, huājiāo, sanshō, timur, teppal, pepe del Sichuansono solo alcuni dei nomi comuni con cui è indicata la bacca dello Zanthoxylum bungeanum.
È comune l'utilizzo di questa pianta in molte popolazioni, sia dal punto di vista medico che culinario. Infatti, la pianta viene utilizzata in oriente come rimedio per disturbi digestivi, mal di denti e diarrea, come anestetico e per altri usi tradizionali.
Il nome "pepe" deriva dalla somiglianza tra le due bacche, quella del pepe e quella di Z. bungeanum. Ma tra le due bacche, non c'è altra correlazione.
Tanto per cominciare, a differenza del vero pepe, i semi interni vengono scartati e si usano solo i gusci che li contengono. Inoltre, al pepe del Sichuan sono attribuite proprietà lenitive e antipruriginose. Viene suggerita una sua possibile applicazione anche in ambito cosmetico dove, applicato nel contorno occhi, si è mostrato in grado di praticare un effetto "lifting" di oltre il 16% nell'arco di trenta minuti.
L'effetto anestetico è stato investigato in vivo individuando nell'idrossi-α-sanshool, e nell'idrossi-β-sanshool, le molecule responsabili di questa attività. Il meccanismo che soggiace a questa attività sembra interessare la i canali del sodio voltaggio dipendenti responsabili della trasmissione sinaptica.
Ma non sono solo questi i componenti isolati nell'estratto della pianta. Alcaloidi, terpenoidi, flavonoidi e acidi grassi liberi vanno a costituire gli oltre 130 composti isolate. Tutta questa varietà di metaboliti consentono alla pianta di essere oggetto di vari rami di ricerca al fine di valutarne gli effetti anti-infiammatori, antiossidanti, neuroregolatori e antifungini.
Li e Cao hanno voluto approfondire quest'ultima proprietà, analizzando l'efficacia di due oligochitosani su culture di Fusarium sambucinum. L'azione fungitossica diretta è in grado di difendere la pianta dall'attacco di questo fungo. Campo di applicazione di questo studio è quello alimentare: il sambucinum è il principale agente patogeno per le coltivazioni di patate.
Non finisco qui le sue applicazioni in campo agro-alimentare. Il suo sapore particolare, leggermente piccante con note finali di limone, lo rende ingrediente cardine di molte miscele di spezie tipiche della cucina orientale: dal Malà cinese al shichimi.
E sempre sull'ambito alimentare si concentrano alcune nuove interessanti proprietà studiate da Zhang e Wang. I ricercatori hanno individuato nell'iperoside, un cositutente delle foglie di Z. bungeanum, importanti effetti antiossidanti. Consci del fatto che nel diabete mellito lo stress ossidativo è un problema che si ripercuote in danni anche epatici, hanno voluto studiare gli effetti ipoglicemizzanti e epatoprotettivi di questo composto. Al termine del trattamento con l'estratto, i ratti avevano ridotto l'aumento di peso, la glicemia e l'insulinemia. In aggiunta, si erano ridotti anche i livelli di trigliceridi, Ldl e il colesterolo totale. Anche i livelli di Ast e Alt si erano normalizzati.
Il fior di pepe è citato anche nel mondo dello spettacolo. Nel film "Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto" una composta di questa pianta, rinvenuta in un bosco di Hiroshima, è ritenuta dall'anziano Sherlock Holmes un rimedio contro l'amnesia senile.
E forse proprio ispirandosi a questa battuta, Tang e Wang hanno valutato l'efficacia della pianta per il trattamento dell'Alzheimer. N-[2-(3,4-dimethoxyphenyl)ethyl]-3-phenyl-acrylamide o gx-50 è un cosituente dell'estratto della pianta a cui gli studiosi hanno attribuito proprietà anti-Alzheimer. Facendolo assumere a ratti transgenici, si è osservato che la molecola è in grado di attraversare la barriere emato-encefalica e migliorare le capacità cognitive dei ratti. In aggiunta, la molecola ha ridotto l'accumulo di oligomeri Aβ nella corteccia cerebrale e l'apoptosi neuronale.
Sono solo studi in vivo, che tuttavia lasciano ben sperare in conferme cliniche per questa pianta.

Luca Guizzon
Farmacista territoriale, esperto in fitoterapia, Farmacia Campedello, Vicenza

Fonti
Int J Mol Sci.2017 Oct 18;18(10). pii: E2172. doi: 10.3390/ijms18102172.
Int J Mol Sci.2016 Jun 30;17(7). pii: E1044. doi: 10.3390/ijms17071044.
J Sep Sci.2016 Jul;39(14):2728-35. doi: 10.1002/jssc.201600295. Epub 2016 Jun 27.
Int J Mol Med.2018 Jan;41(1):77-86. doi: 10.3892/ijmm.2017.3211. Epub 2017 Oct 25.
J Alzheimers Dis.2013;34(1):203-13. doi: 10.3233/JAD-121831.


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