Sanità

lug192018

Florenzano (Italian Biosimilars Group): biosimilari risorsa primaria

Florenzano (Italian Biosimilars Group): biosimilari risorsa primaria
«Questo boom fa sì che si amplii la platea dei pazienti che avrebbero bisogno dei farmaci biologici ma non ne hanno avuto accesso totalmente. Anche grazie ai costi più contenuti, i biosimilari sono più flessibili all'utilizzo e consentono un più ampio accesso alle terapie. L'ingresso sul mercato è anche favorito dall'attenzione particolare che ai biosimilari stanno dedicando le autorità sanitarie e i payer». Il commento è di Manlio Florenzano, amministratore delegato di Sandoz Italia e coordinatore dell'Italian Biosimilars Group, che, in un'intervista a Punto Effe, accoglie con soddisfazione gli ultimi dati: nel 2017 le otto molecole biosimilari in commercio sul mercato italiano - Epoetine, Filgrastim, Somatropina, Follitropina alfa, Infliximab, Insulina Glargine, Rituximab e Etanercept - hanno assorbito il 19 per cento dei consumi nazionali contro l'81 per cento detenuto dai corrispondenti originator, registrando una crescita complessiva dei consumi del 73,9 per cento rispetto al 2016. Per tre delle molecole in questione il mercato nazionale ha registrato il sorpasso nelle vendite del biosimilare rispetto al biologico originatore.

Il paragone con quanto successo con l'ingresso dei generici sul mercato nazionale viene spontaneo ma non è appropriato; si tratta di farmaci completamente diversi e di situazioni non confrontabili. Secondo Florenzano, nell'ambito biosimilari «non ci sono lacune normative, anzi il recente Position Paper dell'Aifa prevede l'intercambiabilità, ovvero una validazione scientifica e clinica al massimo livello, di questi medicinali. Intercambiabilità non significa - badiamo bene - sostituibilità del prodotto, come avviene per i generici. Significa che sta al medico, di volta in volta, valutare se per il paziente sia più opportuno prescrivere l'originator o il biosimilare, dal momento che non vi è nessuna differenza in termini di efficacia e di sicurezza, tra biosimilare e biologico di riferimento».

Di certo occorre che sempre più si estenda la consapevolezza, tra gli operatori del settore, che i biosimilari sono una risorsa primaria per la sosteniblità del sistema. Un tema su cui c'è ancora da lavorare. «Abbiamo da poco realizzato per Aifa un primo studio sul sottotrattamento. Esso dimostra come lo scarso utilizzo di biologici in Italia abbia originato, per alcune patologie, vaste aree di sottotrattamento che potrebbero essere colmate con il ricorso ai biosimilari. Per artrite reumatoide, spondiloartrite e altre patologie importanti la differenza tra utilizzare o non utilizzare un farmaco biologico è quella che passa tra l'abilità e la disabilità del paziente. Non prendere atto dell'esistenza di tale risorsa significa negare cure adeguate a molte persone. A prescindere dal fatto che a porre obiezioni siano le istituzioni, l'industria, le associazioni dei pazienti o quelle dei medici. Questo deve essere molto chiaro ed è il vero elemento cruciale di ogni discussione futura».

Per leggere integralmente l'intervista abbonati a Punto Effe, CLICCANDO QUI.
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