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Gap occupazionale in aumento. Liebl: stime fabbisogno formativo pari a zero
Administrator
#1 Inviato : mercoledì 17 gennaio 2018 6.59.17(UTC)
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Messaggi: 2.015

GAP OCCUPAZIONALE IN AUMENTO. LIEBL: STIME FABBISOGNO FORMATIVO PARI A ZERO


Il gap tra nuovi laureati e fabbisogno sul territorio di farmacisti non accenna a ridursi, anzi, e a oggi il divario si attesta intorno alle 3mila unità, con ricadute sul fronte occupazionale, che inizieranno a farsi sentire in maniera più impattante nei prossimi anni. A fare il quadro Maxim Liebl , presidente dell'Ordine di Bolzano e delegato al Pgeu, nonché delegato Fofi al Tavolo ministeriale istituito due anni fa all'interno del progetto europeo per la definizione delle...

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Antonio Sartini
#2 Inviato : mercoledì 17 gennaio 2018 6.59.17(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 5
A breve entrerà in vigore la legge Lorenzin dove, per volere illuminato della maggioranza di governo uscente, è stato stralciatoto l'articolo che modificava l'art. 102 del TULLSS (1934). Per effetto di tale stralcio, il biologo diventa sanitario ed incompatibile con la figura del farmacista. Molti colleghi, in assenza di lavoro o in presenza di un lavoro limitato e malpagato, hanno conseguito la laurea in scienza della nutrizione e si sono iscritti anche all'Ordine dei Biologi per esercitare come biologi nutrizionisti. Queste persone fino ad oggi sopravvivevano grazie alla possibilità di esercitare la doppia professione, raggiunta con sacrifici di studio, tempo e denaro. Il farmacista collaboratore e biologo nutrizionista è stato anche insignito del premio all'innovazione della professione a FarmacistaPiù 2017. In presenza di un così elevato gap occupazionale, ogni legge che limita il lavoro dei farmacisti è una vergogna, perchè in assenza di lavoro, di fronte alla volontà di migliorare la propria posizione lavorativa è un'ingiustizia anacronistica e discriminante aver mantenuto, per logiche corporativistiche medioevali, l'art. 102 del 1934, specie se tale azione viene da chi ha potuto approvare leggi come la Fiano. Tale situazione creerà un'emergenza economica e sociale nei nostri colleghi farmacisti e non vedo il motivo per cui dobbiamo costringerli ad emigrare per avere diritto di lavorare. Tremila esuberi all'anno, rispetto alla capacità di assorbimento del mercato farmaceutico sono uno spreco di professionalità e competenza che potrebbe invece essere impiegata per la tutela della salute pubblica e di conseguenza per l'abbassamento della spesa sanitaria nazionale. E' ora che la professione del farmacista venga una volta per tutte svincolata dal concetto di farmacia e parafarmacia e che tale figura sanitaria sia valorizzata per la sua capacità professionale in toto che non è seconda a nessun altra professione sanitaria.
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