Sanità

ott172016

Fsn, Mef alza la posta a 113 miliardi ma ora c'è l'esame di Bruxelles

Fsn, Mef alza la posta a 113 miliardi ma ora c’è l’esame di Bruxelles
Alla fine la sanità ce l'ha fatta. Il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan manda a Bruxelles per l'esame una bozza di legge di stabilità in cui il Fondo sanitario nazionale è rifinanziato per 2 miliardi di euro per l'anno prossimo rispetto ai 111 del 2016 e non solo per un miliardo, cifra sulla cui base pure la maggioranza delle regioni pareva avrebbe trattato. Se agli 800 milioni in più per erogare i livelli essenziali di assistenza non si poteva rinunciare ed era dura intaccare i 500 milioni del fondo per i farmaci innovativi, pareva molto in forse il quantum per i contratti. Il miliardo in più assicurato in extremis, come ha detto il premier, finanzierà sia i farmaci innovativi (nuovi anti-epatite C ed oncologici), sia i vaccini, al di là dello stanziamento dei Lea, sia le nuove assunzioni nel Servizio sanitario nazionale: verranno infatti banditi concorsi, con modalità tutte da definire, per stabilizzare 3 mila medici e 4 mila infermieri professionali in Asl e ospedali pubblici. Se si tratta di assunzioni ex novo o di consolidamenti di contratti a tempo determinato, o quanto le une e quanto le altre, per ora è prematuro dirlo; in ogni caso, una boccata di ossigeno per regioni che finora con i vincoli della Finanziaria 2016 dovevano liberare risorse proprie per ovviare ai vuoti in corsia derivanti dai vincoli imposti dalla direttiva Ue sugli orari di lavoro.

A latere, Renzi e Padoan hanno annunciato anche 900 milioni per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione tra cui rientrano le risorse per il comparto e la dirigenza medica. L'apertura del governo parte dalle maggiori risorse messe sul piatto per tutta la manovra '17 e dall'ipotesi sempre più concreta di una stretta su una parte della spesa farmaceutica. La parola spending review è il comune denominatore: dei 26,5 miliardi di cui è composta la manovra "espansiva", e che lo stato intende spendere, 8,5 arrivano dal gettito Iva, 6 dalla chiusura di Equitalia, dalla sanatoria a chi ha esportato capitali in questi anni e a chi ha ricevuto cartelle pazze (se concilia non pagherà le sanzioni); e altri 4,5 arrivano dai risparmi ottenuti tramite gli acquisti centralizzati di Consip e i sacrifici fatti dal Fondo sanitario nazionale gli anni scorsi. Il resto arriverà anche dalla trattativa con Bruxelles, la Commissione potrebbe rimettere in discussione le cifre annunciate. Inoltre la cinghia potrebbe stringersi sul versante dei farmaci non innovativi. Le regioni chiedono lo sblocco della determina Aifa 458 sull'equivalenza terapeutica che consente allo Stato di passare il farmaco meno costoso tra quelli di una stessa classe con stessi target, effetti, azione, modalità di somministrazione (si va al di là dunque del singolo principio attivo).

E l'Agenzia del Farmaco preme già da un anno per svincolare il finanziamento degli innovativi dal Fondo Farmaceutico Nazionale, istituire dei budget specifici per ciascuna area terapeutica e ricalcolare annualmente il Fondo Farmaceutico Nazionale basandosi sul tasso di crescita annuale composto (Cagr), che tiene conto degli ultimi 5 anni dello storico della spesa farmaceutica alla luce dei risultati ottenuti contemplando il taglio dal rimborso di prodotti "che non hanno mantenuto quanto ci si attendeva in termine di efficacia e/o sicurezza".


Mauro Miserendino
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