Sanità

gen152020

Futuro della sanità, Lorenzin: per mettere mano a Ssn si parta dal personale

Futuro della sanità, Lorenzin: per mettere mano a Ssn si parta dal personale

Intervista a Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute e responsabile Forum Salute del Pd. Il punto su medici, welfare e futuro della Sanità

Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute ed esponente politico di lungo corso, da settembre entrata nel gruppo dem è appena diventata responsabile Forum Salute del Pd. dai divanetti di Montecitorio ha concesso a Doctor33 un'intervista in cui ha parlato di medici, welfare e futuro della sanità.

Il suo partito in che direzione va?
Alla fine del 2019, a Bologna, abbiamo approvato il nuovo statuto del Pd e in quell'occasione è nato un nuovo istituto che sono i forum, a metà tra la segreteria di partito e la società. Non si pensa di organizzare semplicemente un dipartimento interno, ma di realizzare dei luoghi di confronto e proposta aperti alla società.

Ci sarà quindi un forum Salute?
Un forum Salute e stili di vita, per confrontarsi su una visione a tutto tondo del sistema salute e sulla qualità e stili di vita dei nostri cittadini. Le trasformazioni demografiche, sociali ed economiche, la crisi del welfare state durante la crisi economica, necessitano di una nuova stagione di riforme per garantire per il futuro la sostenibilità del sistema sanitario nazionale e dei suoi istituti di ricerca, l'accesso alle terapie innovative e la risposta ad una domanda di salute crescente in una popolazione sempre più anziana. Il forum supera la visione silos, ma si affronta la trasformazione del mondo salute in modo trasversale a tutte le politiche.

Che cosa intende?
Il forum è aperto a tutti, è un luogo di elaborazione di proposte che nascono dall'ascolto del mondo scientifico, operatori e pazienti. Non è necessario essere iscritto al Pd. Puoi essere un sindaco, puoi un'associazione di categoria, una società scientifica, un'università, un gruppo di ricerca, associazioni di pazienti e dirigenti politici. Lavorare per mettere l'agenda della Salute al centro dell'agenda politica del Paese, per aggiornare le priorità nella programmazione, prevenzione e innovazione per i prossimi anni nel sistema salute.

E le linee programmatiche?
Dalla sostenibilità, alla gestione dell'intelligenza artificiale e la digitalizzazione, dall'omica all'abbattimento delle liste d'attesa e l'eliminazione delle insopportabili diseguaglianze tra regioni. Oggi però una priorità è l'investimento sul capitale umano, sul personale su cui cammina il sistema sanitario nazionale. Mi riferisco ad esempio alla carenza di medici e all'imbuto delle scuole di specializzazione che va superato e lo sblocco del turnover e la valorizzazione del personale tutto. Noi vogliamo investire sulle nostre élite culturali o no? Se questo Paese vuole investire oltre a formarle, in questo caso parliamo di medici e ricercatori, poi li deve pagare. Abbiamo avuto da poco 200 euro lordi di aumento del contratto dopo tanti anni, ma ci rendiamo anche conto che la competizione sulla nostra élite culturale è fortissima e dobbiamo vincerà rendendo l'Italia attrattiva e sempre di più all'avanguardia.

Gli altri Paesi che in pratica vengono a fare shopping da noi...
Vengono a fare shopping di medici , infermieri e ricercatori, quindi dobbiamo trovare delle soluzioni che rendano l'Italia non solo attrattiva per i nostri medici che devono tornare dopo una esperienza arricchente, ma anche attrattiva per i migliori nel campo scientifico. È un settore che produce valore per l'Italia e per i pazienti.

Si può quantificare?
Ogni euro investito su un ricercatore ne rende 140. Questi sono dati statistici americani.
E spendiamo pochissimo in ricerca...
Ma abbiamo una capacità di impatto che ci fa essere tra i maggiori produttori mondiali di ricerca dal punto vista del biomedicale e della ricerca clinica, ma non solo. Su questo settore, dunque, dobbiamo cominciare a lavorare su azioni di contesto per la competitività del nostro territorio. Perdere medici che formiamo è un danno per tutti!

Proseguendo con le linee programmatiche cosa troviamo?
Non ragionare a silos vuol dire anche immaginate a governare e programmare la non autosufficienza e l'invecchiamento. Abbiamo bisogno di diversi modelli di assistenza che ci permetta di reggere la grande sfida della cronicità e della non-autosufficienza. Con il crescente numero di persone anziane dobbiamo trasformare in modo significativo non solo l'assistenza sanitaria, ma anche quella socio-sanitaria.

Questo cosa implica?
L'esigenza di rafforzare non solo il territorio, il rapporto tra mmg, farmacie di servizio, capire i nuovi fabbisogni sociali ,ma anche potenziare l'assistenza domiciliare con modelli nuovi e cominciare a immaginare come fare per lavorare sulla prevenzione delle malattie croniche e assicurare una socialità è una qualità della vita che sappia assicurare un invecchiamento attivo.

È uscito per Edra il libro di Muir Gray 70... e adesso?, con la prefazione di Walter Ricciardi. Lui dà una serie di consigli per vivere meglio quell'età. Tra le cose che dice c'è il fatto che le donne vivono di più ma invecchiano peggio degli uomini: cosa ne pensa?
Non si sbaglia! Questo è stato uno dei grandi temi della Giornata nazionale della salute della donna che spero quest'anno, dopo l'interruzione che c'è stata durante l'era (Giulia, ndr) Grillo, ora con Roberto Speranza riprenda.

Una sua idea che ha avuto grande successo con decine di migliaia di visite gratuite e di opere di sensibilizzazione...
E da cui è nato poi un grande progetto rivolto alla donna che dura tutto l'anno legato alla medicina di genere, che è stata messa nella legge Lorenzin, che è sia sulla ricerca e sperimentazione che sulle terapie e la comunicazione.

Dicevamo che le donne vivono in media di più, ma il carico di vita su di loro è talmente pesante che poi gli ultimi anni della loro vita li vivono peggio...
E qui ritorniamo all'invecchiamento attivo, ma non solo. Dalle donne passa anche tutto il tema del caregiving, quindi è necessario un lavoro intenso, e se investiamo sulla qualità della vita delle donne, poi le famiglie seguono questo percorso virtuoso. Dobbiamo sensibilizzare le donne a prendersi cura di sé.

Le città sono travolte dalle trasformazioni demografiche, sociali, dai cambiamenti climatici, dall'inquinamento?
Dobbiamo coinvolgere gli amministratori delle grandi città in una progettazione che renda queste città più salubri e che permetta ai cittadini una vita dove tu guadagni salute. Ad esempio, ci sono città che sono respingenti verso i bambini e in cui tutto ciò che li riguarda sembra dare fastidio. Ad esempio, dà fastidio lasciare la carrozzina o il passeggino.

A livello di trasformazioni del sistema sanitario, cosa si può fare per fronteggiare l'insorgenza delle malattie psichiatriche?
C'è di sicuro una maggiore necessità di neuropsichiatri e di persone che lavorano sui disagi comportamentali e sul disagio psichico che rischia di diventare una vera emergenza di cui non si parla, è un tabù. Abbiamo un aumento delle neuropsichiatrie infantili e le adolescenziali legate alla droga, all'alcool e alle poli-assunzioni.

Droga. Va riaperto il dibattito visto che in chiusura del 2019 è sembrata aprirsi la strada alle droghe leggere?
Credo sia urgente, in particolare per capire come fare prevenzione in modo serio. Da questo punto di vista sono aumentati i casi di bambini nati con dipendenza da oppiacei, che significa che queste madri si drogano.

Sostenibilità del sistema sanitario: cosa si può fare per il divario tra Nord e Sud?
Inutile tirarci indietro: abbiamo un federalismo regionale che è rimasto sempre disapplicato, a metà, ne guado. Le norme sono vecchie e nate male a cui abbiamo cercato di mettere delle toppe. Il federalismo è stato applicato soprattutto alla Sanità, delegando alle regioni, ma senza un sistema che ti garantisca un controllo vero delle prestazioni, un controllo normativo.

Un esempio?
Il Piano nazionale della cronicità sono solo sei le regioni che lo hanno applicato.

Quindi cosa fare?
Fare dei correttivi alla normativa vigente che ci permettano di uniformare il sistema di erogazione delle prestazioni e le terapie, le medicine a cui hai accesso, diverse regione per regione, e dare un imprinting nazionale che peraltro avviene in tutti gli stati federali, sia negli Stati Uniti che in Germania, dove tu hai il Ministero della Salute che è in grado di fare politiche sanitarie per il Paese. E quindi spingere sulla prevenzione, sull'applicazione dei piani diagnostici terapeutici, che siano effettivamente gli stessi in tutti i territori, non che dipendano dalla buona volontà di un assessore o di un direttore generale. Non si può avere, come accade in Italia, un approccio alla stessa malattia diverso asl per asl, non solo regione per regione: è inaccettabile.

Per il Sud quindi cosa si può fare?
Studiare dei meccanismi premianti e incentivanti che ci permettano di rafforzare la dimensione tecnico-sanitaria degli ospedali del centrosud. Fare in modo che ci sia una circolazione dei migliori professionisti e delle migliori partiche dal Nord al Sud e viceversa. Rafforzare poi università e ricerca che sono per noi il petrolio dei prossimi anni per rimanere una grande potenza industriale.

La medicina sta andando a velocità massima, con l'impatto della robotica, del 5G, dell'intelligenza artificiale: saremo all'altezza?
Noi dobbiamo guidarlo questo processo, anzi, partire dal generarlo nelle nostre università e con la ricerca. Siamo "antichi", ma se mettiamo in campo la giusta strategia possiamo intercettare questa modernità e portarla sul nostro territorio.

Maria Elena Capitanio
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>

SUL BANCO