Sanità

gen162018

Gap occupazionale in aumento. Liebl: stime fabbisogno formativo pari a zero

Gap occupazionale in aumento. Liebl: stime fabbisogno formativo pari a zero
Il gap tra nuovi laureati e fabbisogno sul territorio di farmacisti non accenna a ridursi, anzi, e a oggi il divario si attesta intorno alle 3mila unità, con ricadute sul fronte occupazionale, che inizieranno a farsi sentire in maniera più impattante nei prossimi anni. A fare il quadro Maxim Liebl, presidente dell'Ordine di Bolzano e delegato al Pgeu, nonché delegato Fofi al Tavolo ministeriale istituito due anni fa all'interno del progetto europeo per la definizione delle metodologie per la determinazione dei fabbisogni di personale sanitario, che di recente si è riunito.

«Il numero di laureati per anno è in continua crescita e si aggira, oggi, intorno alle 4.500 unità/anno, mentre il fabbisogno di nuovi farmacisti rimane su un valore non superiore a 1.300 unità. La nostra preoccupazione, come più volte ribadito, riguarda le ricadute sul fronte lavorativo, con numeri relativi alla disoccupazione, soprattutto giovanile, destinati a crescere. Da questi dati, risultano circa 3.000 farmacisti oltre il fabbisogno, ma il fatto è che la situazione sta andando avanti da qualche tempo e che questi numeri si sommano di anno in anno. Il problema è soprattutto di prospettiva». Se a oggi il tasso di disoccupazione si attesta intorno al 7% circa, con variabilità su base mensile, ed è comunque più basso rispetto ad altre professioni, «nell'arco di qualche anno la situazione rischia di diventare molto impattante. E se poi proiettiamo questo esubero nei prossimi 20 anni arriviamo nel 2040 a oltre 60mila disoccupati. C'è un aspetto che riguarda l'accesso alle università e uno relativo alle possibilità occupazionali del sistema nel suo complesso (pubblico e privato), di fatto rappresentate in parte maggioritaria dalla farmacia, che sta vivendo una fase di stagnazione o di crisi anche legata alla spesa farmaceutica». A fronte di queste considerazioni, continua, «l'orientamento della Fofi, nell'ambito del Tavolo ministeriale sul fabbisogno delle professioni sanitarie - che è in via di ampliamento su altre figure - è di comunicare anche per quest'anno al Ministero un fabbisogno formativo pari a zero». Un dato non vincolante «ma che vuole sottolineare la presenza di un problema e la necessità di affrontarlo in maniera sistemica e coordinata».

In questo quadro, cercare lavoro all'estero può rappresentare una valvola di sfogo ma «occorre considerare che sono sempre di più i Paesi Europei che vivono una situazione analoga a quella dell'Italia, come per esempio Portogallo, Spagna, Grecia, che rileva un elevato flusso in uscita. È chiaro che anche in questo caso l'offerta di professionisti si sta allargando sempre di più, a fronte di Paesi, come l'Inghilterra, in cui, fino a poco fa, il fabbisogno di farmacisti non era coperto a livello nazionale ma dove oggi non è più così. A oggi, a ogni modo, i paesi in cui la ricerca di farmacisti dall'estero è aperta sono soprattutto Germania e Paesi Scandinavi».


Francesca Giani
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