Sanità

set172012

Garattini su talidomide, servivano test su modelli animali

Se fosse stata condotta una sperimentazione del talidomide sui modelli animali di gravidanza, non richiesta all’epoca della sua messa in commercio, i danni provocati dal farmaco sarebbero stati evitati

Se fosse stata condotta una sperimentazione del talidomide sui modelli animali di gravidanza, non richiesta all’epoca della sua messa in commercio, i danni provocati dal farmaco sarebbero stati evitati. È questo il pensiero espresso dal senatore Carlo Giovanardi, e ribadito anche da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che è intervenuto nella polemica sollevata da Manuela Kuan della Lega antivivisezione (Lav), sottolineando che «quando i test vennero successivamente effettuati su animali in gravidanza apparve chiaro che il farmaco provocava malformazioni». Secondo la Lav «i test eseguiti dai ricercatori cercavano negli animali la prova di ciò che già era noto nell’uomo, ma nessuna delle specie trattate in laboratorio con il talidomide produsse feti focomelici». Ma Garattini smentisce questa tesi: «Prima di accusare il senatore Giovanardi di falsità, la dottoressa Kuan dovrebbe leggersi la letteratura scientifica. Con dosi appropriate e a tempi appropriati durante il processo della gravidanza, la talidomide ha indotto malformazioni nella scimmia, nel coniglio, negli embrioni di pollo, nel ratto ma solo per via endovenosa, nel topo e nel marmoset». Il ratto, precisa il farmacologo, «è l'animale meno sensibile alla talidomide anche se si osservano malformazioni solo a livello dello sterno». Costernati dalle polemiche avanzate dalla Lav anche le vittime del talidomide: «Un'adeguata sperimentazione del talidomide sugli animali ci avrebbe evitate tutte le difficoltà e sofferenze che abbiamo dovuto affrontare nella vita» ha commentato Nadia Malavasi, responsabile scientifico del Centro studi talidomide di Padova e presidente onorario del'Associazione delle vittime del talidomide Tai onlus. «La letteratura scientifica che riporta queste evidenze è molto ricca. Ma fino alla scoperta di questi effetti sulla morfogenesi degli embrioni umani ed animali, grazie alla nostra nefanda esperienza, non si sapeva nulla». Solo nel 1963 nacque la farmacovigilanza con regole precise per evitare i rischi di effetti collaterali gravissimi, specialmente in gravidanza.


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