Generici e cronicità, alert da indagine UniPv: aderenza cala se aumenta la sostituzione
L'aderenza terapeutica dei pazienti cronici si costruisce anche in farmacia, ma occorre che, quando il medico prescrive il principio attivo generico -cioè nella maggioranza dei casi in cui un principio è uscito dalla tutela brevettuale - i farmacisti sostituiscano meno spesso le confezioni. Lo afferma una ricerca presentata al congresso Fimmg dall'economista dell'Università di Pavia Giorgio Lorenzo Colombo, Dipartimento Scienze del Farmaco. Si tratta di un'indagine sui cronici di sei Asl, un bacino di 3,2 milioni di utenti, relativa all'uso di 6 principi attivi a brevetto scaduto, che mette in correlazione la maggiore propensione del farmacista a sostituire il principio attivo prescritto dal medico con un altro, e la minore aderenza. Dove più il farmacista sostituisce, per il principio attivo di psichiatria (sertralina) si passa da un 97% di aderenza a un 78%.
Premessa: il farmaco generico va sostenuto incondizionatamente, più lo si usa più cala la spesa farmaceutica: nei paesi che, come il nostro, fanno un minor uso di generici puri, i prezzi degli equivalenti si riducono di meno. «Il 64% del ticket pagato dagli italiani, quasi un miliardo di euro, è dato dalla differenza tra prezzo del generico equivalente e prezzo della specialità di marca che i cittadini continuano ad acquistare. I pazienti che preferiscono il brand sono anziani a basso reddito e a bassa scolarità», avverte Colombo. Ma aggiunge: «La questione compartecipazione si lega anche a problemi clinici, modalità diverse di rimborso del farmaco possono determinare modalità diverse di aderenza alle cure, che vuol dire cattivo uso del farmaco e parametri clinici che sballano». L'intenzione iniziale della ricerca UniPv era valutare un'eventuale differenza di mortalità tra pazienti trattati con farmaco branded o generico puro. «Dopo 3 anni di osservazione non ci sono differenze e dunque esiste un vantaggio del servizio sanitario a parità di effetti nell'approvvigionarsi di generici puri. Senonché abbiamo scoperto che c'è uno svantaggio per chi ha una prescrizione di generico puro: ogni 100 ricette consegnate in farmacia il paziente 24 volte si ritrova sostituito il farmaco. E in corrispondenza con i principi fatti più oggetto del cambio da parte del farmacista aumenta il ricorso del paziente alla visita specialistica».
A questo punto il gruppo di Pavia avvia una seconda indagine. «Abbiamo cercato di verificare sul solo generico puro gli scostamenti in termini di aderenza terapeutica -dice Colombo - e abbiamo scoperto, in particolare per alcune categorie terapeutiche, come gli antipsicotici, che se il farmacista non sostituisce il principio dispensato all'utente l'aderenza si mantiene al 97%, se c'è un cambio di confezione si scende al 78%». Evidenze analoghe anche se meno marcate per altri principi attivi (tra quelli testati, metformina, alendronato, simvastatina) dimostrano una correlazione tra sostituzione e minor aderenza sulla quale andare ancora più a fondo, «tanto più che in Italia i farmaci a brevetto scaduto sono il 75% di quelli dispensati nella farmacia territoriale. Occorre sensibilizzare pazienti, classe medica e farmacisti».
Mauro Miserendino
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