Sanità

mag62015

Generici, l'indagine: cresce la fiducia. Farmacisti: ostacoli da medici e pazienti

Generici, l’indagine: cresce la fiducia. Farmacisti: ostacoli da medici e pazienti

A oggi i farmaci generici rappresentano poco più del 13% della spesa farmaceutica di Classe A, ma nei prossimi cinque anni il risparmio stimato potrebbe arrivare anche a oltre 1,1 miliardi di euro. E al momento, la fiducia dei pazienti sembra in miglioramento e un ruolo ancora forte ce l'hanno medici e farmacisti. Sono questi alcuni degli aspetti emersi dallo studio "Il sistema dei farmaci generici in Italia - Scenari per una crescita sostenibile" realizzato da Nomisma per AssoGenerici, che ha indagato «come funziona il sistema dei farmaci generici in Italia e quali possano essere gli elementi di base per uno sviluppo del comparto per la crescita del Paese» e «ha esplorato, attraverso tre distinte indagini dirette, le esperienze di medici, farmacisti e pazienti rispetto ai farmaci generici, indagando in particolare le motivazioni alla base dei comportamenti». Uno dei risultati emersi è l'impatto in termini di «contenimento della spesa del Ssn» «malgrado finora il generico rappresenti soltanto il 30% circa delle vendite complessive di farmaci a brevetto scaduto», ma interessante è anche la percezione di medici, farmacisti e pazienti. Un primo dato che emerge riguarda il sistema: alla domanda "che importanza hanno i seguenti fattori nell'ostacolare la diffusione dei farmaci generici? (1=nessuna importanza; 5= massima importanza)" dai medici di medicina generale al primo posto viene indicato, con un valore di 4, l'«eccessivo numero di aziende produttrici per lo stesso principio attivo»; seguito da «informazioni insufficienti sull'affidabilità delle aziende produttrici di farmaci generici e dei loro farmaci» (3,5) e da «diffidenza del paziente» (3,4). Alla stessa domanda i farmacisti hanno messo al primo posto la «diffidenza da parte del medico prescrivente» e «da parte del paziente», entrambi con un valore di 4,1, mentre l'«eccessivo numero di aziende produttrici per lo stesso principio attivo» ottiene un valore di 3,3. Più importante è la «diffusione pubblica di informazioni inesatte approssimative» (3,6) a pari merito con «informazioni insufficienti sull'affidabilità delle aziende produttrici». Ma secondo la maggioranza di questi professionisti i pazienti stanno cambiando atteggiamento verso una maggiore fiducia: un dato che è riscontrato dal 70% dei farmacisti e dal 53% dei medici. In generale, alla domanda "quando la prescrizione non riporta la dicitura non sostituibile, con quale frequenza il paziente accetta il farmaco generico che lei propone?" i farmacisti rilevano un dato elevato: la somma delle risposte quasi sempre + circa la metà delle volte è pari al 76,4% per la Classe A e al 64,0% per la classe C. Sul fronte dei cittadini, l'indagine ha messo in luce che «nel descrivere il proprio rapporto con i farmaci generici, i pazienti dichiarano di conoscere cosa sono (il 95% dei consumatori afferma di conoscere i farmaci generici) e di usarli (il 71% li usa). Tra questi ultimi, il 52% dichiara che tutti o la maggior parte dei farmaci che utilizza sono generici». Inoltre, «tra il 29% di coloro che hanno dichiarato di non usare generici, il 47% afferma di non fidarsi di questi farmaci mentre il 15% di averli provati una volta e trovati inefficaci». Ma anche sul fronte pazienti emerge uno scenario in evoluzione, che varia per classe di età. Alla domanda "Per quale motivo ha scelto di usare il farmaco generico?" ad aver indicato il medico come prima fonte di informazione è soprattutto la fascia di età oltre i 61 anni (38%), mentre il punto di riferimento è il farmacista per il 43% del campione di fascia tra i 41 e 60 anni e del 39% tra i 18 e i 40, fascia in cui è più alta la scelta in autonomia, che arriva al 27% delle indicazioni, contro il 19% degli over 61, mentre il consiglio familiare sembra avere un basso peso in tutte le fasce di età. Sull'impatto sanitario del generico si è soffermato il presidente di AssoGenerici Enrique Häusermann: «Mi sembra evidente dallo studio che se il farmaco generico ha rappresentato per la sanità italiana un'ancora di salvezza, lo ha fatto pur non esprimendo appieno tutto il suo potenziale. Di questo dovrebbe tenere conto il decisore politico alla ricerca di ulteriori risparmi, anziché ipotizzare soluzioni draconiane di breve incidenza sui bilanci ma molto rischiose per il comparto farmaceutico». «Siamo soddisfatti dei risultati dello studio anche perché confermano che quanto abbiamo sostenuto in questi anni la necessità di rivedere i meccanismi di pay-back, di eliminare il patent linkage come impone l'Europa e di promuovere il ricorso a farmaci equivalenti e biosimilari».

Francesca Giani



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