Sanità

dic142017

Generici, su mercato pesano costi, incertezze regolatorie e concorrenza extra-Ue

Generici, su mercato pesano costi, incertezze regolatorie e concorrenza extra-Ue
Il mercato dei farmaci generici in Italia è schiacciato da costi di produzione troppo elevati, dalle incertezze regolatorie e dalla concorrenza dei paesi extra UE. È quanto emerge dal Terzo Rapporto sul sistema dei farmaci generici realizzato da Nomisma per Assogenerici e presentato ieri a Roma. Lo studio, che parte da un esame delle 446 imprese italiane del settore farmaceutico per un valore complessivo di produzione di 24 miliardi di euro nel 2015, di cui 165 sono officine di produzione autorizzate dall'Aifa, si è concentrato su un campione di 21 imprese produttrici di farmaci generici. «Tra il 2010 e il 2015 - ha spiegato Federico Fontolan, coordinatore del gruppo di lavoro di Nomisma - ricavi e costi di produzione sono aumentati entrambi sensibilmente, rispettivamente +56% e +63%, mentre gli investimenti sono raddoppiati, +105%, ma la marginalità è rimasta al palo. Di fatto i costi sono aumentati più dei ricavi, in un contesto in cui le imprese non hanno strategie di riduzione dei costi percorribili».
A incidere sui costi di produzione sono in primo luogo l'aumento dei costi delle materie prime e la necessità di fare nuovi investimenti necessari perché le aziende siano competitive sul mercato e rispondano ad una serie di norme stringenti che regolano il settore a livello europeo, dai controlli di qualità su prodotti e processi produttivi, agli adeguamenti legati alla Data Integrity, alla direttiva europea anticontraffazione.
A fronte dell'impegno richiesto, tuttavia, secondo le aziende, continua ad esserci una serie di incertezze a livello regolatorio che non favoriscono l'intera filiera produttiva, come ad esempio le pratiche amministrative farraginose, i tempi di attesa per ottenere l'approvazione alla produzione di un farmaco, l'Aifa può impiegare fino a sei mesi prima di dare il via libera al termine del percorso autorizzativo di un medicinale, e più in generale i cavilli burocratici.
Secondo Lucio Poma, docente di economia applicata all'Università di Ferrara e membro del gruppo di lavoro che ha realizzato lo studio, «tra il 2009 e il 2015 il valore delle esportazioni farmaceutiche italiane è cresciuto del 75%, ma a fronte di questa crescita l'importazione di materie prime e di alcuni farmaci innovativi, ad altissimo costo, ha comportato un saldo negativo tra import ed export pari a 1,5 miliardi di euro nel 2016». A pesare sul bilancio finale, aggiune Poma, sono i saldi con l'Ue, la Svizzera e gli Stati Uniti: «Ma è aumentata anche la competitività in territorio geograficamente distanti come l'Asia e l'America centro-meridionale - ha spiegato -, mentre l'Italia tra il 2011 e il 2015 ha visto diminuire la propria quota produttiva in ambito europeo di circa 2 punti in percentuale».

Le maggiori preoccupazioni per le aziende prese in esame sono dunque l'eccessiva pressione sui prezzi, tra i più bassi d'Europa (64,7%) e la competizione dei produttori extra-europei (47,1%). Per Assogenerici una delle soluzioni alla situazione di stallo del mercato può essere nell'ampliamento dei mercati di riferimento.
«Ci stiamo battendo perché l'Europa adotti al più presto il SPC manufacturing waiver, la deroga che darebbe la possibilità ai produttori europei di produrre in Europa, anche in vegenza di brevetto - ha detto Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici, con lo scopo di esportare verso i paesi a diversa scadenza brevettuale. Possibilità che consoliderebbe il tessuto produttivo europeo consentendo alle industrie dell'UE di competere con le aziende extra-europee nei mercati a diversa produzione brevettuale».

Francesca Malandrucco
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