Sanità

mar252013

Genova, rapporti dubbi tra medici e farmacisti. La procura indaga

Diversi rapporti sospetti segnalati alla Procura della Repubblica per la violazione dell’articolo 81 del decreto legislativo 219 del 2006, del comma tre nella parte in cui prende in considerazione “L’offerta di incentivo vietato nella prescrizione di farmaci”.

Diversi rapporti sospetti segnalati alla Procura della Repubblica per la violazione dell’articolo 81 del decreto legislativo 219 del 2006, del comma tre nella parte in cui prende in considerazione “L’offerta di incentivo vietato nella prescrizione di farmaci”. È quanto emergerebbe, secondo le indiscrezioni riprese dalla stampa locale, dai controlli incrociati da parte dei Nas e della Asl tre di Genova sui medici di base e le farmacie. Le indagini dei carabinieri starebbero facendo luce sulla concessione gratuita o in nero o quantomeno a prezzi stracciati di locali di proprietà del farmacista ai mutualisti. Un problema di ordine deontologico ma con potenziali risvolti più gravi se effettivamente venisse provato che le farmacie traggano profitto dalle iperprescrizioni di medicinali da parte dei medici, ad insaputa dei pazienti che spesso finiscono nella farmacia dello stesso edificio. A sollevare il coperchio lo stesso presidente dell’Ordine dei farmacisti genovese Felice Ribaldone, che ha ricevuto un esposto da parte di un collega. «La denuncia era molto circostanziata e mi sono limitato a inoltrarla ai Nas» precisa Ribaldone, già al centro di una situazione analoga nel maggio del 2011 ma che non sa nulla di più preciso sul nuovo caso denunciato dalla stampa genovese. I casi di sospetta collusione sarebbero due e in entrambi ci sarebbe stato uno spostamento improvviso e apparentemente inspiegabile di ambulatori da una zona all’altra, di medici che si sarebbero insediati nei locali messi a disposizione dai farmacisti. Al momento i carabinieri hanno trasmesso la notizia di reato alla Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo. Nessun  indagato per ora anche se l’ipotesi è di corruzione, visto che il medico è un pubblico ufficiale, e di truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale. Cauto per ora il presidente dell’ordine dei medici genovese Enrico Bartolini «non ho elementi certi per giudicare. Per ora c’è un’indagine in corso coperta da segreto istruttorio. Nel frattempo eviterei di generalizzare, anche perché un conto è la valutazione sul piano deontologico altro sono le accuse di truffa e corruzione. Il giudizio è proporzionale alla gravità dell’accusa» conclude Bartolini.


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