Sanità

dic12016

Giornata mondiale Aids, l'esperto: in Italia profilattico poco usato, rischi sottovalutati

Giornata mondiale Aids, l’esperto: in Italia profilattico poco usato, rischi sottovalutati
«Paradossalmente sono stati proprio i grandi successi ottenuti con la terapia a favorire in alcuni casi la diffusione del virus Hiv, perché si è affermata, soprattutto tra i giovani, una sottovalutazione del rischio di contrarre l'Aids, ritenuta ormai una malattia curabile». Alla vigilia della Giornata mondiale contro l'Aids che ricorre il primo dicembre, Giampiero Carosi, professore emerito di Malattie infettive dell'Università di Brescia, parla della contraddizione insita in questa nuova fase della propagazione della malattia, simile per certi versi a quanto era avvenuto in passato per la sifilide, in cui lo stigma sociale e il terrore si erano trasformati in abbandono di ogni precauzione dopo l'avvento della penicillina.

«Nel mondo - dice Carosi - la situazione oggi più pericolosa si ha in alcuni dei Paesi dell'ex Unione sovietica, come Russia, Ucraina o Bielorussia, dove il contagio si associa con la tossicodipendenza, secondo meccanismi che in Italia si verificavano una ventina di anni fa. C'è una nuova diffusione del virus anche in alcune zone degli Stati Uniti; in questo caso ne sono responsabili le droghe sintetiche che non sono iniettabili e non comportano la trasmissione diretta del virus ma inducono a rapporti sessuali senza l'adozione delle precauzioni minime». Ed è proprio il mancato utilizzo del preservativo una tra le principali cause dei contagi in Italia. «Ormai da decenni continuiamo a dire che il preservativo è l'unico sistema di protezione, ma - accusa Carosi - non si fa abbastanza per promuoverne l'utilizzo; non si è mai fatta una campagna veramente efficace e anzi è solo di recente che il termine preservativo è stato sdoganato. Ma soprattutto costa troppo e non è fatto nulla per renderlo gratuito o comunque effettivamente accessibile, almeno ai giovani». In tema di responsabilità pubblica, l'altra pecca rilevata da Carosi è quella dei test: «Sappiamo quanto sia importante avere diagnosi precoci, ma oggi nei Servizi per le tossicodipendenze (Sert) o nei centri Mst per la prevenzione e cura delle malattie sessualmente trasmissibili il test non viene più fatto al 100% come una volta».
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