Sanità

set22015

Gli esperti: lobby? No, il farmacista è un eroe fiscale

I titolari sono una lobby? Niente di più lontano dalla realtà, se si conoscono i numeri dell’impresa farmacia: ce lo raccontano Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti dello Studio Guandalini di Bologna nell’intervista di copertina dell’ultimo numero di Punto Effe in distribuzione

Gli esperti: lobby? No, il farmacista è un eroe fiscale

I titolari sono una lobby? Niente di più lontano dalla realtà, se si conoscono i numeri dell'impresa farmacia: ce lo raccontano Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti dello Studio Guandalini di Bologna nell'intervista di copertina dell'ultimo numero diPunto Effe in distribuzione. «Si è sbagliato a non creare all'interno della categoria una fucina culturale che consentisse di elaborare risposte adeguate a questi attacchi», spiega Tarabusi. «Non dimentichiamo che il farmacista è un eroe fiscale: il rapporto tra quello che paga di tasse e il suo reddito effettivo è il più alto di tutti, nelle attività individuali. Il contributo che i farmacisti danno alla spesa pubblica è sicuramente il più alto tra i lavoratori autonomi». Si guardano invece in modo ottuso i redditi pubblicati annualmente nelle statistiche fiscali, che non sono redditi professionali perché devono essere rapportati al capitale investito: «Non si è riusciti a trasferire la vera identità del farmacista, che nell'immaginario è rimasto il fruitore di una rendita parassitaria», spiega Trombetta.

Inoltre, con l'uscita della fascia C dal canale, si metterebbero in ginocchio molte farmacie, con gravi conseguenze per l'assistenza farmaceutica sul territorio, come racconta Tarabusi: «Se si liberalizzasse tante farmacie chiuderebbero, poi riaprirebbero soltanto dove c'è rendita e la capillarità del servizio sarebbe irreversibilmente compromessa».

Oggi il canale sta andando moderatamente bene ma se si fosse già persa la fascia C l'andamento negativo di regressione sarebbe marcato e le farmacie che erano in difficoltà sarebbero entrate nella categoria di quelle in possibile default. «Se cresce il numero delle farmacie in crisi», conclude Trombetta, «cresce anche quello dei distributori in difficoltà. Non si può valutare solo l'impatto sul fatturato della perdita della fascia C e non le conseguenze su tutto il sistema della distribuzione farmaceutica».

Laura Benfenati



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