Sanità

nov92018

Gluten free, aggiornamento Registro a rischio confusione. Le indicazioni per non sbagliare

Gluten free, aggiornamento Registro a rischio confusione. Le indicazioni per non sbagliare
I primi effetti del decreto del Ministero della Salute che, ad agosto, aveva rivisto tetti massimi e tipologie di prodotti senza glutine erogabili a carico del Ssn per i pazienti affetti da celiachia sono già visibili, tanto che il Dicastero ha già provveduto, per quanto riguarda il mese di ottobre, all'aggiornamento del Registro nazionale con l'eliminazione dei prodotti esclusi. Se è vero che sul dispositivo, da parte della Ministro Giulia Grillo, era stata espressa l'intenzione di avviare una riflessione in merito ad alcuni aspetti, la situazione, al momento, sembra essere foriera di confusione.

In particolare, grande attenzione va posta proprio ai prodotti rimasti fuori dalla rimborsabilità, perché in caso di erogazione le farmacie possono rischiare un possibile addebito. A fare un punto è Federfarma, che, in una circolare recentemente diffusa, ricapitola le regole e fornisce alcune indicazioni. «Il Ministero della Salute» spiega «dando applicazione all'art. 2 del decreto (DM del 10 agosto, Gu n. 199 del 28 agosto 2018), ha provveduto, con l'aggiornamento del mese di ottobre, a riesaminare il Registro dei prodotti senza glutine erogabili in regime di SSN, eliminando quelle referenze che non rientrano nelle categorie indicate con il provvedimento» e ha «predisposto anche una Tabella orientativa sulle tipologie di alimenti senza glutine erogabili». In particolare, come si ricorderà, il Dispositivo, in vigore dal 12 settembre, oltre ad aver imposto nuovi tetti massimi di spesa, suddivisi per sesso e per fasce di età, aveva ridefinito le categorie rientranti nell'erogazione tramite Ssn che sono: a) pane e affini, prodotti da forno salati; b) pasta e affini; pizza e affini; piatti pronti a base di pasta; c) preparati e basi pronte per dolci, pane, pasta, pizza e affini; d) prodotti da forno e altri prodotti dolciari; e) cereali per la prima colazione. Tra i principi che avevano guidato l'operazione c'era, in particolare, quello di eliminare quei prodotti, come per esempio farine di riso, già di per sé privi di glutine. Per fare qualche esempio, tra gli esclusi ci sono cotolette impanate, panini imbottiti, cioccolatini, gelati senza biscotto, e così via. I prodotti erogabili devono comunque riportare la dicitura "senza glutine, specificamente formulati per celiaci" o "senza glutine, specificamente formulati per persone intolleranti al glutine". Ma da Federfarma arriva anche una indicazione: «Nell'attesa di possibili aggiornamenti su alcuni aspetti presi in considerazione dal Decreto 10 agosto 2018, attualmente oggetto di valutazioni congiunte tra il Ministero della Salute e le Regioni, Federfarma, al fine di tutelare le farmacie dal possibile addebito relativamente ai prodotti esclusi dal Registro, in questo frangente temporale caratterizzato dall'assenza di indicazioni operative da parte dei diversi enti preposti, ha dato indicazione a banche dati a utilizzo professionale di riportare la condizione di non erogabilità a decorrere dal 26 ottobre 2018, in quanto rappresenta la prima data tecnicamente applicabile da parte delle farmacie. Tuttavia, tale indicazione è suscettibile di modifiche a fronte di indicazioni formali di altro tenore provenienti dagli enti competenti, ossia Ministero e Regioni. A tal fine le Unioni Regionali sono invitate a prendere i necessari contatti con i rispettivi Assessorati».

In ogni caso, «i prodotti che in seguito all'aggiornamento di ottobre, non sono più erogabili, sono evidenziati nelle banche dati a utilizzo professionale con la dicitura "Non concedibile"». C'è poi un'altra novità: da parte del Ministero, con l'aggiornamento di ottobre, sono stati predisposti due registri: «Il "Registro Nazionale" con i prodotti notificati dal 2015, compresi quelli notificati dal 2 luglio 2018 con la procedura online; il "Registro Transitorio" con tutti i prodotti notificati fino al 1 luglio 2018 attraverso il precedente sistema. Tale registro sarà pubblicato fino al 30 giugno 2019 per dar modo alle aziende di confermare o meno il proprio interesse a mantenere in commercio i rispettivi prodotti, facendoli confluire, tramite procedura di notifica online, nel "Registro Nazionale"».


Francesca Giani
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