Sanità

apr22013

Grecia al collasso: aziende tagliano forniture farmaci

Due miliardi di euro. A tanto ammonta l’indebitamento della Grecia nei confronti delle multinazionali farmaceutiche. Un livello di debito altissimo che ha portato le società a tagliare le forniture di medicine agli ospedali pubblici, anche per le malattie più gravi

grecia

Due miliardi di euro. A tanto ammonta l’indebitamento della Grecia nei confronti delle multinazionali farmaceutiche. Un livello di debito altissimo che ha portato le società a tagliare le forniture di medicine agli ospedali pubblici, anche per le malattie più gravi: diabete, cancro, epatite. Ecco allora, le code chilometriche davanti alle farmacie che ancora dispongono dei medicinali. Il problema ha pesanti ricadute sulla popolazione più povera visto che il sistema sanitario greco prevede che i farmaci vengano distribuiti gratuitamente negli ospedali pubblici, mentre nelle farmacie bisogna pagare di tasca propria e aspettare il rimborso. Ma chi non si può permettere di pagare i medicinali? Altro problema di grande portata è quello delle medicine che vanno fuori stock, oltre 200, secondo un’inchiesta del Guardian, su un totale di 12.500. Tredici aziende farmaceutiche sono quindi finite sotto i riflettori delle autorità, che hanno individuato in otto di queste una frenata nella fornitura di medicinali. Ma oltre al ritardo nei pagamenti c’è anche il calo dei prezzi dei medicinali nel Paese, che ha ridotto i guadagni delle società farmaceutiche. La maggior parte dei medicinali, soprattutto quelli di grande consumo, sono, infatti, vendute a circa il 20% in meno rispetto ai prezzi minimi in Europa. I farmacisti greci hanno iniziato così a vendere alcuni farmaci ai rivenditori di altri paesi, guadagnando sulla differenza di prezzo.. Un fenomeno così diffuso che il Governo ha deciso di intervenire, vietando l’esportazione di circa 60 medicine e avviando indagini a tappeto su oltre 260 farmacisti sospettati di non avere rispettato il divieto sull’esportazione. A completare il quadro allarmante le ricadute sulla salute della crisi. Le famiglie, infatti, per fronteggiare l’impennata del prezzo del gasolio da riscaldamento, sono tornate a scaldarsi con le stufe a legna, bruciando di tutto per risparmiare. Si è così creata una cappa di smog che ha sovrastato per tutto l’inverno le aree più abitate. La conseguenza è un aumento delle malattie respiratorie, con ulteriore pressione sul sistema sanitario nazionale e sugli ospedali già allo stremo. Con l’arrivo della primavera il problema è temporaneamente risolto. Ma che cosa succederà l’anno prossimo?

Marco Malagutti


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