Sanità

nov72012

Grecia, stop a forniture di antitumorali. Cipomo: Italia sia immune

Quanto accaduto in Grecia e in Portogallo, rispetto alla sospensione della fornitura di farmaci antitumorali, «è un allarme troppo alto per l’Italia». Esprime così la sua preoccupazione Roberto Labianca presidente del Cipomo

Per quanto comprensibili siano i diritti delle case farmaceutiche a vedere onorate le loro forniture, quanto accaduto in Grecia e in Portogallo, rispetto alla sospensione della fornitura di farmaci antitumorali, «è un allarme troppo alto per l’Italia». Esprime così la sua preoccupazione Roberto Labianca presidente del Cipomo, il Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri, in un comunicato che segue la diffusione, da parte degli organi di informazione italiani, della notizia che Merck KGaA, azienda farmaceutica tedesca, ha sospeso la fornitura agli ospedali pubblici greci, del farmaco cetuximab, analogamente a quanto già fatto da Roche rispetto ad alcuni ospedali portoghesi insolventi. Secondo Labianca, le Istituzioni italiane preposte, a livello nazionale e locale, dovrebbero ribadire che mai si giungerà a situazioni di questo tipo: «Come primari oncologi medici intendiamo rimarcare una volta di più il sacrosanto diritto costituzionale del cittadino ad avere le cure appropriate che vuol dire anche libera fruizione dei farmaci all’interno delle strutture pubbliche». Per il presidente del Cipomo si tratta di un «principio di civiltà inderogabile» sul quale, avverte, «saremo inflessibili nell’applicazione». E aggiunge: «Una crisi economica e finanziaria seppur grave come quella che stiamo vivendo non può portare alla rinuncia del rispetto di conquiste di civiltà come la libera fornitura all’interno delle strutture ospedaliere di farmaci anti-tumorali». Da Cipomo arriva anche apprezzamento per le aziende del farmaco che a livello europeo hanno «promosso iniziative volte a fornire ulteriori dilazioni sui pagamenti  e coperture dei crediti avanzati». È, infatti, di pochi giorni fa la proposta avanzata dalla Federazione delle industrie farmaceutiche europee (Efpia) proprio alla Grecia per contenere il costo dei farmaci che gli hanno fornito. L’offerta consiste nel fissare un tetto alla spesa, a condizione che il governo greco si impegni a pagare i debiti in sospeso e non accumularne altri.


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