FITOTERAPIA

lug292016

I funghi dell'immortalità

I funghi sono usati da tempo immemore a scopo medicinale in Cina e in Giappone. Attualmente si stanno sperimentando a livello clinico anche in occidente con esiti promettenti. Il target di utilizzo è rappresentato da pazienti immunocompromessi e oncologici

Non è un mistero che in Cina e in Giappone i funghi abbiano avuto un largo utilizzo anche in campo medico. Il reishi (Ganoderma lucidum) ad esempio, stiamo cominciando solo ora a conoscerlo in occidente, in Cina invece ha una storia millenaria. E' chiamato il fungo dell'immortalità, si parla di lui anche in un testo di medicina della dinastia Han di 2000 anni fa. Lo stesso dicasi anche per altri funghi medicinali come il maitake (Grifola frondosa), il Shiitake (Lentinus edodes), l'Agaricus blazei, il Cordyceps sinensis, il Coriolus versicolor. Sono funghi molto diversi tra loro ma tutti condividono una particolare caratteristica fitochimica: contengono nel loro corpo fruttifero quantità variabili di glucani. Se ne parla molto ultimamente di questi glucani, ma cosa sono realmente? Semplicemente delle lunghe catene ramificate di glucosio.

Quelle estratte dai funghi e dai lieviti sono insolubili in acqua ma esistono anche i glucani solubili da avena e da orzo che ricoprono un interessante ruolo biologico (abbassano il colesterolo Ldl, controllano il profilo glicemico postprandiale, favoriscono il benessere generale del tratto gastro intestinale). A seconda del tipo di legame e dei gradi di ramificazione esistenti tra le catene di glucosio, si differenziano gli alfa- e i beta-glucani. La loro scoperta risale a circa 70 anni fa. Vi fu un gruppo di ricercatori europeo-statunitense che si focalizzò sui glucani isolati dal lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae) e un secondo gruppo giapponese, che studiò invece i glucani dei funghi. Attualmente il più studiato è il lentinano, un beta-glucano isolato dal corpi fruttiferi del fungo Shiitake. Studi in vitro e su animale hanno confermato per lui un'interessante attività immunomodulatoria: migliora la risposta delle cellule NK, dei macrofagi e l'attività citotossica delle cellule T nonché la risposta anticorpale. Il lentinano potrebbe essere utilmente sfruttato a livello clinico per stimolare il sistema immunitario in soggetti immunocompromessi, anche in malati di Hiv e in pazienti oncologici. In uno studio clinico dei ricercatori giapponesi hanno riscontrato che i pazienti sottoposti a chemioterapia per un cancro allo stomaco in stadio avanzato, sono sopravvissuti più a lungo quando è stato dato loro il lentinano, aggiunto al cocktail di farmaci previsto per la loro terapia (Ina et al, 2013). Si aspettano ulteriori studi in vivo sull'umano per confermare questi promettenti risultati. Per quanto riguarda la fitovigilanza, alcuni lavori suggeriscono che gli eventuali effetti collaterali di estratti di funghi non sono gravi ma sono comunque riportati casi di allergia alimentare, cheilite (infiammazione delle labbra), dermatite flagellata, e danni al fegato. Un altro aspetto da non sottovalutare è l'eventuale contaminazione da metalli pesanti, fenomeno che si verifica spesso con i funghi che sono notoriamente dei bioaccumulatori biologici. Per questo è preferibile usare estratti a esclusivo uso farmaceutico reperibili in farmacia. Sono corredati di scheda tecnica per cui è possibile assicurarsi della tracciabilità e della loro sicurezza tossicologica.

Ina K, Kataoka T, Ando T, 2013. The use of lentinan in treating gastric cancer. Anti-Cancer Agents in Medicinal Chemistry 13: 681e688.


Angelo Siviero
Farmacista galenico esperto in fitoterapia e medicine alternative
Per info: sivieroangelo1@gmail.com  
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