Sanità

mag302022

II Convegno della Rete Infettivologica SIFaCT: il farmacista clinico promotore dell'ottimizzazione terapeutica nell'antimicrobicoresistenza e nell'Hiv

II Convegno della Rete Infettivologica SIFaCT: il farmacista clinico promotore dell’ottimizzazione terapeutica nell’antimicrobicoresistenza e nell’Hiv

Si è tenuto a Padova il secondo Convegno Nazionale della Rete Infettivologica SIFaCT, il primo in presenza. Un'occasione di scambio su antimicrobico-resistenza e avanzamenti terapeutici nelle patologie virali croniche

Dalla gestione dell'antimicrobico-resistenza, con l'importanza della stewardship e di uno scambio continuo tra medico e farmacista, alle novità in ambito antivirale e nel campo dei vaccini, con un focus sull'HIV e sul ruolo del farmacista nell'ottimizzazione delle terapie: sono queste le due macroaree di cui si è parlato al secondo convegno della rete infettivologica SIFaCT, la Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia, che si è tenuto a Padova, il 25 maggio. L'evento è stato anticipato dalla Masterclass in Farmacia Clinica Infettivologica, un momento formativo innovativo, che ha visto riuniti 20 giovani specializzandi in Farmacia Ospedaliera, Malattie Infettive e Pediatria. I partecipanti hanno avuto la possibilità, tramite la medicina di simulazione, di affrontare multidisciplinariamente la gestione di un caso clinico. Questa occasione rappresenta, per SIFaCT, l'inaugurazione di un nuovo format educativo che si pone l'obiettivo di avvicinare i giovani colleghi alla figura del farmacista clinico.
Con i suoi 1.400 soci, la società è impegnata in attività di formazione e ricerca per far assumere al farmacista ospedaliero un ruolo sempre più proattivo nelle scelte terapeutiche. "La collaborazione interdisciplinare è uno strumento fondamentale per affrontare le sfide anche in ambito infettivologico, con farmacisti e specialisti che, insieme, possono dare valore aggiunto al controllo dell'antimicrobico resistenza", come ha dichiarato Francesca Venturini, presidente SIFaCT, che ha dato il benvenuto ai soci e ha moderato la prima sessione del convegno, dedicata proprio alle resistenze agli antibiotici, un problema sempre più diffuso soprattutto nel nostro paese.


Antimicrobico-resistenza ha impatto pari a influenza, tubercolosi e HIV, combinati

A presentare la diffusione dell'antimicrobico-resistenza è stato Alessandro Cassini, dell'OMS, che ha parlato della resistenza come "un ostacolo alle cure, con sempre più infezioni difficili da risolvere, che aumentano giorni di ricovero, mortalità e morbidità". A livello europeo, nel 2015, ci sono state 600mila infezioni da batteri resistenti, di cui circa il 75% a livello ospedaliero, con 33mila morti attribuibili. In particolare, il 40% delle resistenze registrate sarebbe contro carbapenemi e colistina. A livello di impatto sulla mortalità, dunque, "quello dell'antibiotico resistenza è pari a quello di influenza, tubercolosi e HIV messi insieme", ha spiegato Cassini, sottolineando anche gli aspetti economici del problema, con i programmi di stewardship e di controllo delle infezioni che possono, invece, far risparmiare vite umane e costi ai sistemi sanitari. Al problema, poi, si è aggiunto l'impatto della pandemia da COVID-19, che ha visto un uso inappropriato di antibiotici, somministrati in oltre il 70% delle persone con infezione, senza evidenze scientifiche solide. Oltre ai problemi legati all'uso scorretto degli antibiotici, le resistenze, in particolare i geni che le determinano, sarebbero comunque presenti in natura, come ha sottolineato Leonardo Pagani, dell'Ospedale di Bolzano, che ha parlato del programma "One-Health" e dell'importanza di considerare salute umana, animale ed ambientale strettamente interconnesse tra loro.

A questo livello, risulta fondamentale lavorare anche sulla prevenzione dell'antimicrobico resistenza, promuovendo collaborazioni a livello regionale, nazionale e globale. A questo proposito, Agnese Cangini, di AIFA, ha presentato gli strumenti messi a disposizione dall'Agenzia, all'interno del Piano Nazionale sul Contrasto dell'Antimicrobico Resistenza (PNCAR), per monitorare l'antimicrobico resistenza a vari livelli. L'intervento ha rappresentato l'occasione per presentare gli esiti del primo quinquennio del PNCAR e per anticipare che il prossimo in partenza punterà sull'appropriatezza prescrittiva.
La sessione si è conclusa con la condivisione di esperienze di stewardship da parte di farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici territoriali, che hanno presentato delle progettualità virtuose messe in atto in diverse parti d'Italia per promuovere i programmi di antimicrobial stewardship e, in particolare, il contributo attivo del farmacista negli stessi. Sono stati, quindi, descritti i possibili interventi ad opera del farmacista in seno alla stewardship, dall'approvvigionamento del farmaco, al suo allestimento centralizzato, fino al monitoraggio dell'appropriatezza e all'attivazione e promozione di progetti di ricerca.


HIV: dalla ricerca sul vaccino alle nuove risorse terapeutiche

La sessione pomeridiana dedicata alle infezioni virali croniche, si è aperta con l'intervento di Maria Mazzitelli della UOC di Malattie Infettive e Tropicali dell'Azienda Ospedale-Università di Padova, che ha presentato le principali novità emerse dai due congressi più noti a livello internazionale nel settore: EACS, congresso dell'European AIDS Clinical Society, e ECCMID 2022, l'European Congress of Clinical Microbiology & Infectious Diseases. Alla sessione è intervenuto anche Stefano Vella, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha parlato dei vaccini a mRNA e della loro eventuale applicazione contro il virus HIV. Secondo l'esperto, "grazie al COVID è cambiato lo sviluppo dei vaccini e il percorso che li porta ad approvazione da parte delle agenzie regolatorie, il quale, grazie a strumenti come la rolling-review di EMA, è diventato più dinamico e snello, consentendo l'accesso al farmaco in modo più rapido".
L'intervento del prof. Vella ha posto l'attenzione anche sulle possibili future pandemie, spiegando come molti dei virus che potrebbero essere una minaccia sono ad oggi sconosciuti, motivo per il quale è necessario porre le basi per mappare il "viroma" in tempi brevi, in modo da essere pronti con eventuali opzioni terapeutiche efficaci.
La sorveglianza è fondamentale, dunque, e la governance deve passare ad un livello globale per evitare l'errore che si è fatto con la pandemia di coronavirus in cui ogni paese ha agito in maniera indipendente, come ha sottolineato l'esperto, secondo il quale "nel caso si arrivasse a un vaccino contro l'HIV è importante renderlo quanto prima disponibile nei paesi in cui c'è un'ampia prevalenza di infezione, evitando il divario che ha caratterizzato i programmi di vaccinazione contro il COVID-19".

Giuliano Rizzardini, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Ospedale Luigi Sacco di Milano, è poi sceso nel dettaglio delle novità terapeutiche all'orizzonte nel trattamento dell'HIV, soffermandosi sull'introduzione dei nuovi farmaci a somministrazione intramuscolare e commentandone le potenzialità anche alla luce di una riorganizzazione gestionale che va pianificata, testata e misurata.

Anche in questa sessione su HIV e antivirali non sono mancate, poi, le esperienze dei farmacisti nell'ottimizzazione delle terapie antiretrovirali (cART) per evitare tossicità in atto, prevenire tossicità a lungo termine, favorire l'aderenza alle cure, evitare interazioni tra farmaci e ridurre la spesa farmaceutica. Dalle testimonianze dei colleghi di Trieste e Torino, è emersa l'importanza del farmacista nella promozione dell'ottimizzazione terapeutica in HIV, argomento caro a SIFaCT in quanto al centro dello studio multicentrico MOSAICO.

Proprio un intervento su quest'ultimo, ha concluso la giornata formativa Daniele Mengato, della UOC di Farmacia dell'Azienda Ospedale-Università di Padova, nonché presidente del Comitato Scientifico societario e Referente Scientifico del convegno, ha fatto il punto su questo studio osservazionale multicentrico che vede coinvolti, ad oggi, 19 centri da 12 diverse regioni italiane e il cui obiettivo è raccogliere dati di efficacia sui regimi di ottimizzazione terapeutica nei pazienti HIV-positivi in virosoppressione, per avere un confronto tra le diverse strategie terapeutiche. L'obiettivo è reclutare circa mille pazienti e la deadline per la raccolta dei dati è prevista per la fine dell'anno, in modo da concludere il progetto entro il 2023. "La raccolta dati, in ogni caso, è solo uno degli aspetti di interesse del progetto, nel quale sono coinvolti, nelle varie fasi di sviluppo e conduzione, oltre 40 farmacisti ospedalieri, riflettendo un ulteriore obiettivo di SIFaCT: formare i colleghi nella realizzazione di uno studio multicentrico", ha concluso Mengato.

Sabina Mastrangelo
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