Sanità

giu272015

Il caso: contributi Enpaf, le anomalie dei contratti atipici

Il caso: contributi Enpaf, le anomalie dei contratti atipici

Oltre alla questione del contributo di solidarietà da allungare da cinque a sette anni, sulla quale il Consiglio nazionale dell'Enpaf ha deliberato giovedì scorso, ci sono anche altre questioni spinose legate al pagamento della quota annuale. A metterle in evidenza la lettera, arrivata in redazione, di una giovane farmacista costretta a lasciare un lavoro con contratto a progetto perché non previsto tra le condizioni favorevoli alla riduzione della contribuzione. In pratica l'unica condizione per poter continuare a lavorare, spiega la farmacista nella sua lettera, era quella di versare «la quota massima prevista dal regolamento Enpaf di circa 4200 euro come un titolare di farmacia» oppure di cancellarsi dall'Ordine, precludendosi così la possibilità di esercitare la professione. Ecco la denuncia della lettrice

«Sono una farmacista iscritta all'Ordine dei Farmacisti di Milano dal 2012 e desidero denunciare la mia situazione. Ho svolto l'attività professionale sempre in farmacia, iniziando nuovamente dopo l'iscrizione con uno stage non riconosciuto dall'Ente Enpaf, ente obbligatorio di previdenza e di assistenza farmacisti, come condizione favorevole per richiedere la riduzione del contributo previdenziale integrativo ed obbligatorio. A fronte di un rimborso spese di 600 euro per lo stage, a fine anno 2012 ho versato la quota massima prevista dal regolamento Enpaf di circa 4200 euro come un titolare di farmacia. Nel febbraio 2015, a seguito di un breve periodo di disoccupazione, ho iniziato a svolgere attività professionale, non come farmacista, con un contratto a progetto iniziale di 3 mesi, rinnovato alla scadenza di altri 9. A maggio sono stata costretta a malincuore a dare le mie dimissioni e volontariamente trovarmi in una condizione di disoccupazione, perché essendo iscritta ancora all'Ordine non avrei avuto il diritto di richiedere una riduzione della quota.
Oltre allo stage senza iscrizione al centro dell'impiego, anche questa forma contrattuale di lavoro non rientra in quelle situazioni per poter conservare la misura ridotta della contribuzione previdenziale oppure il contributo di solidarietà a fondo perduto che il farmacista obbligatoriamente deve versare in forma fissa non commisurata al reddito e in aggiunta al pagamento dei contributi Inps. Infatti, secondo l'art.21 del regolamento Enpaf occorre che il farmacista iscritto si trovi in una delle condizioni favorevoli alla riduzione (disoccupato e iscritto al centro dell'impiego o dipendente di farmacia) per una durata pari o superiore ai 6 mesi più un giorno nell'arco dell'anno oppure pari ad almeno la metà più un giorno nell'anno di cancellazione dall'Ordine.
Non ho avuto altra scelta per rispettare i loro requisiti di lasciare questo lavoro a cui tenevo molto, augurandomi di restare per 6 mesi e un giorno almeno disoccupata, prevedendo la cancellazione dall'Ordine per il prossimo anno e quindi privarmi anche della possibilità futura di lavorare in farmacia, di riindossare il mio camice e il mio caduceo dopo anni di studio e di sacrifici».

Marco Malagutti



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