Sanità

mag192017

Il farmacista può aiutare nei programmi di follow up per la compliance alla terapia

Il farmacista può aiutare nei programmi di follow up per la compliance alla terapia
Due studi pubblicati recentemente hanno portato l'attenzione sulla possibilità di azioni di informazione e di miglioramento della compliance alla terapia portate avanti con successo da parte della categoria dei farmacisti. Il primo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Pharmacy and Therapeutics, riferisce che una collaborazione del farmacista nel follow-up dei pazienti asiatici con diabete di tipo 2 non controllato ha portato a risultati incoraggianti. «Abbiamo condotto uno studio prospettico randomizzato di sei mesi in quattro istituzioni sanitarie ambulatoriali che coinvolgono i pazienti ad alto rischio dai 21 anni in su con diabete di tipo 2 non controllato, assunzione di più farmaci e comorbilità» afferma Melanie Siaw, della National University of Singapore. In totale, 411 pazienti sono stati randomizzati a ricevere la cura abituale con i rinvii a infermieri e dietologi secondo necessità o una cura con follow-up regolare da parte di farmacisti in aggiunta alla cura normale. I ricercatori hanno osservato una riduzione media di emoglobina A1c (HbA1c) nel braccio di intervento, da 8,6% al basale a 8,1% a sei mesi, mentre nel braccio di controllo l'HbA1c media è rimasta invariata per tutto il periodo di follow-up. Il braccio di intervento ha ottenuto anche miglioramenti in aree problematiche nel diabete, la riduzione del carico di lavoro del medico, e una riduzione media del costo di 91,01 dollari per paziente.

In una lettera di ricerca pubblicata sul Journal of Pharmacy Practice and Research si descrive invece un programma di aderenza alla terapia con l'aiuto del farmacista per pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR) che usano interferone beta (INFbeta). «Abbiamo arruolato 27 pazienti con SMRR e una nuova prescrizione di terapia con Interferone beta destinati a ricevere tre appuntamenti mensili programmati con i farmacisti, in cui venivano fornite informazioni sanitarie. I farmacisti conducevano inoltre valutazioni sull'aderenza alla terapia con l'interferone beta, sulle conoscenze, e sui sintomi e sulla disabilità all'arruolamento e durante ogni visita» afferma Wing Loong Cheong, della Monash University a Subang Jaya, in Malesia. I risultati hanno mostrato che un solo paziente è risultato non aderente e che si è verificato un aumento di punteggi della conoscenza del paziente, da un punteggio medio basale di 20,14 a 31,67 alla fine del terzo appuntamento.

J Clin Pharm Ther. 2017. doi: 10.1111/jcpt.12536
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28449205

Journal of Pharmacy Practice and Research 2017. doi: 10.1002/jppr.1307 http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jppr.1307/full
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