Sanità

mag152017

Inchiesta Parma, lascia il Rettore Borghi

Inchiesta Parma, lascia il Rettore Borghi
Loris Borghi si è dimesso. Il Rettore dell'Università di Parma, sotto indagine nell'inchiesta Pasimafi che ha portato al recente arresto di 19 persone, a partire da Guido Fanelli, luminare della terapia del dolore, decide quindi di gettare la spugna. Molte le pressioni ricevute e le richieste di fare un passo indietro. «Io e l'Università in quanto istituzione non abbiamo avuto nulla a che fare con quanto emerso nell'inchiesta Pasimafi» sottolinea nella lettera di dimissioni. «Nella mia vita non ho mai rubato un euro, mi sono sempre comportato come un servitore dello Stato. Lascio da uomo semplice e libero come sono sempre stato, senza rancori né dietrologie». E aggiunge: «Avrei potuto addurre motivazioni di salute, dato che è di dominio pubblico il mio recente infarto. Ma non lo farò perché ho sempre insegnato ai miei allievi la passione per l'Università, per la medicina, per le professioni, per l'uomo e per l'etica. Non lo farò perché nel tourbillon di infamia e violenza delle ultime settimane c'è bisogno di chiarezza e verità. La vera motivazione è che sono scese ombre su chi rappresenta l'Università e l'Università non può attendere se e quando le ombre si dilegueranno».

Ancora: «Spero che questo mio gesto lavi le maldicenze e il fango che hanno colpito l'ateneo di Parma, dall'esterno e talora anche dall'interno. Atti gravi e imperdonabili di singoli individui non devono trovare la comunità impreparata a enuclearli, estinguerli, annientarli. Ovunque sono arrivato ho cercato di migliorare le cose e di aiutare, in trasparenza e legittimità, le persone meritevoli, nella ferma convinzione che le persone sono il cardine e la vera forza di successo di una struttura pubblica o privata che sia. Non sta a me giudicare il bilancio tra le cose buone fatte e gli errori». Borghi è accusato dalla Procura di aver pilotato il concorso disegnato su misura per far entrare in Università a Parma il ricercatore Massimo Allegri, considerato il delfino di Fanelli. A complicare la sua posizione anche la richiesta di sospensiva di Fanelli, respinta dal comitato dei Garanti, avanzata nel 2016 dal direttore generale dell'ospedale Maggiore di Parma Massimo Fabi.
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