Sanità

mag242019

Infezioni ospedaliere, in Italia quasi 8000 morti l'anno

Infezioni ospedaliere, in Italia quasi 8000 morti l’anno

Infezioni ospedaliere, raddoppiata negli ultimi 13 anni la mortalità. Collaborazione fra politica e sanità mira alla riduzione del 30%

Sarebbero circa 7.800 i decessi avvenuti nello scorso anno per infezioni correlate all'assistenza ospedaliera. Durante il ricovero, inoltre, ci sarebbe il 6% di probabilità di contrarre un'infezione, circa 530.000 casi ogni anno. Raddoppiata negli ultimi 13 anni la mortalità sepsi-correlata, che passa da 18.668 decessi nel 2003 a 49.301 nel 2016. Questo il quadro che emerge dai dati forniti dallo European centre for desease prevention and control (Ecdc), e che è stato oggetto dell'evento "Focus sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere", tenutosi presso la Sala atti parlamentari "Giovanni Spadolini" della Biblioteca del Senato, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della Fimmg, dell'Istituto superiore di sanità, della Sifo, con il contributo incondizionato di 3M.
Frutto dell'evento una collaborazione tra politica, sanità e aziende, il documento programmatico che si propone di ridurre del 30% le infezioni correlate all'assistenza, basato su "sorveglianza e controllo", ossia sull'attuazione di buone pratiche e di un sistema di prevenzione lungo tutto il percorso assistenziale (dalla sterilizzazione degli strumenti alla preparazione operatoria, dal riscaldamento del paziente durante l'intervento al controllo dell'accesso venoso tramite catetere).
«Il fenomeno delle infezioni ospedaliere o durante l'assistenza sanitaria e sociosanitaria - il commento di Antonio De Poli, Questore del Senato della Repubblica - è senza dubbio importante e non va sottovalutato. Il 30% delle infezioni si possono prevenire. Bisogna agire concretamente attraverso un piano strategico di prevenzione di valenza nazionale e un programma di vigilanza omogeneo da Nord a Sud in modo tale da poter controllare il fenomeno».
La gravità della situazione viene sottolineata anche da Mariella Mainolfi, Direttore Ufficio III della Direzione Comunicazione e Informazione Ministero della Salute: «Le infezioni da germi multiresistenti in Europa sono 670.000 l'anno, solo in Italia 200.000; i morti per infezioni da germi resistenti agli antibiotici sono oltre 10.000 l'anno in Italia su un totale di 30.000 in Europa. Il 30% in meno di infezioni ridurrebbe non solo i costi in termini di vite umane, infatti si potrebbero risparmiare oltre 2mld di euro in tutta Europa». Le soluzioni non mancherebbero, come spiega Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale Fimmg, sebbene «c'è da dire con poco conforto che nonostante investimenti sul risk management, sull'adozione di protocolli clinici standardizzati, se i dati sono questi, significa che i risultati non sono soddisfacenti. Significa che la parte medica fa il suo ma a ciò non corrisponde una revisione profonda dell'assetto organizzativo in relazione allo sviluppo di procedure aziendali che attestino l'effettiva applicazione, oltre che l'adozione, di procedure capaci di invertire la tendenza, inclusi programmi di rinnovamento delle strutture sanitarie vetuste. Se la direzione aziendale ha come obiettivo principale il taglio dei costi per le strutture pubbliche o l'aumento dei ricavi per quelle private e non piuttosto l'appropriatezza organizzativa in relazione agli obiettivi di salute da conseguire e se non si dà un forte impulso alla residenzialità ed all'assistenza domiciliare, c'è poco da sperare in un miglioramento dei dati».
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