Sanità

mar32016

Infiltrazioni mafiose, Fenagifar: togliere paletti a capitale significa togliere ogni controllo

Infiltrazioni mafiose, Fenagifar: togliere paletti a capitale significa togliere ogni controllo
È stata momentaneamente "accantonata" la norma del Ddl concorrenza che mira a mettere dei paletti all'entrata dei capitali nelle farmacie. Restano dunque vivi più che mai i dubbi sui possibili stravolgimenti che la nuova Legge avrà sul sistema, soprattutto in un momento così delicato come quello attuale, dove lo scandalo delle infiltrazioni mafiose nel settore farmacie ha contribuito ad alimentare le preoccupazioni di molti professionisti del farmaco, e non solo. A parlarne con Farmacista33 è Pia Policicchio, presidente della Federazione dei giovani farmacisti (Fenagifar). «Fino a oggi se qualcuno di afferente ad un'associazione mafiosa voleva entrare nel core business delle farmacie se non altro doveva "avere a disposizione" qualcuno con il titolo di farmacista, doveva far laureare qualcuno. Ora, con l'entrata dei capitali, sarà sufficiente avere il capitale - afferma Policicchio - Togliere ogni tipo di paletto, di fatto, significa togliere ogni controllo, senza alcun metodo di contenimento. Siccome stiamo parlando di una professione che tutela la salute dei cittadini mi auspico che nel momento che ci sia il sentore di qualcosa di poco limpido intervenga lo Stato».

Ma l'entrata dei capitali può rappresentare un'opportunità per tutte le farmacie che rischiano di fallire, un 30% circa solo nel Lazio, ricorda il segretario di Federfarma Roma Andrea Cicconetti: «Una Legge così dirompente» dice riferendosi al ddl concorrenza «potrebbe mettere in crisi il sistema farmacia "latina" come noi la conosciamo, ma potrebbe anche essere un'opportunità per nuovi stimoli, per l'aggregazione, per creare finalmente quella farmacia di rete di cui parliamo da anni ma che di fatto non esiste. Fare rete può essere il momento per uscire dalla crisi, un'opportunità per non perdere la farmacia». A beneficiare dell'entrata dei capitali potrebbero essere anche le farmacie sane, secondo Cicconetti: «Vedo sempre delineate due grosse vie. Quella delle farmacie in forte crisi, per le quali non c'è possibilità al di fuori dell'acquisizione da parte di un gruppo o comunque di un acquirente che poi vada a risanare le casse di quella farmacia. E quella di tutte le farmacie che sono sane e che verranno stimolate ad aggregarsi in un unico grande gruppo di proprietà dei farmacisti, per essere più forti» spiega Cicconetti.
Federfarma aveva proposto una norma all'interno del Ddl concorrenza, che limitasse l'entrata dei capitali nelle farmacie al 49%, un vincolo a cui, sottolinea Cicconetti «teniamo molto perché stando a quanto ha detto la Corte di giustizia europea, nela sentenza del 19 maggio 2009, dare la proprietà della farmacia ai non farmacisti comporterebbe una riduzione dell'indipendenza professionale, incitandoli a smerciare i medicinali esclusivamente più redditizi quindi tralasciando quelli meno redditizi».
Tuttavia, secondo Cicconetti, non sarà la percentuale con la quale i capitali entreranno in farmacia a cambiare le cose perché «purtroppo oggi con i meccanismi delle società collegate i paletti si aggirano facilmente. Ci vogliono regole chiare su alcuni aspetti: la direzione dev'essere del farmacista; ci devono essere delle incompatibilità soprattutto con altri tipi di società come le società finanziarie e le banche; ci devono essere delle regole chiare per ciò che riguarda il management interno».

Attilia Burke


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