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feb172016

Inibitori di pompa protonica associati ad aumento del rischio demenza

Inibitori di pompa protonica associati ad aumento del rischio demenza
L'uso degli inibitori di pompa protonica (Ppi), farmaci comunemente usati nella terapia del reflusso gastroesofageo e dell'ulcera peptica, si associa a un aumentato rischio di demenza, secondo i dati di uno studio appena pubblicato su Jama Neurology. Britta Haenisch del Centro per le malattie neurodegenerative a Bonn, in Germania, e coautori hanno esaminato l'associazione tra uso di inibitori di pompa protonica e rischio di demenza analizzando le prescrizioni di farmaci fatte tra il 2004 e il 2011 ai pazienti ricoverati e ambulatoriali assistiti da un'assicurazione sanitaria tedesca. Dei 73.679 individui che hanno preso parte allo studio, le persone trattate con inibitori di pompa protonica sono state 2.950, prevalentemente di genere femminile e con età media di 84 anni. Tra queste il rischio di demenza è aumentato del 44% rispetto al gruppo di controllo non trattato con tali farmaci formato da 70.729 individui, anche in questo caso in prevalenza donne con età media 83 anni. A fronte di questi risultati gli autori evidenziano comunque alcune limitazioni dello studio, tra cui per esempio la mancata valutazione nell'analisi dei dati di alcuni dei fattori indipendenti in grado di aumentare il rischio di demenza. «In ogni caso, dato che il nostro studio dimostra solo un'associazione statistica tra uso di inibitori di pompa protonica e probabilità di sviluppare demenza, la presenza di un'eventuale meccanismo biologico alla base di un possibile nesso causa effetto causale dovrà essere esplorata da futuri studi prospettici e randomizzati svolti su casistiche sufficientemente ampie» concludono gli autori.

«Questi dati aprono una sfida interessante per valutare una possibile associazione tra inibitori di pompa protonica e rischio di demenza, argomento molto importante ai giorni nostri vista l'elevata prevalenza nell'uso di questi farmaci nelle popolazioni anziane a elevato rischio di demenza» commenta in un editoriale Lewis Kuller dell'Università di Pittsburgh in Pennsylvania.

Jama Neurology 2016. doi:10.1001/jamaneurol.2015.4791
http://archneur.jamanetwork.com/article.aspx?doi=10.1001/jamaneurol.2015.4791

Jama Neurology 2016. doi:10.1001/jamaneurol.2015.4931
http://archneur.jamanetwork.com/article.aspx?doi=10.1001/jamaneurol.2015.4931  
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