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mar92022

Insufficienza cardiaca, micronutrienti per fare prevenzione. Ecco quali sono

Insufficienza cardiaca, micronutrienti per fare prevenzione. Ecco quali sono

L'assunzione di selenio, zinco, rame, ferro e coenzima Q10 è raccomandata dalla Heart Failure Society of America per fare prevenzione cardiaca

L'integrazione con micronutrienti, in particolare coenzima Q10 (CoQ10), zinco, rame, selenio e ferro, potrebbe essere una potenziale strategia per migliorare la funzionalità del cuore nei pazienti con insufficienza cardiaca. È quanto conclude una review pubblicata sul Journal of Internal Medicine da un team olandese dell'University Medical Center di Groninga, coordinato da Nils Bomer, e secondo la quale il meccanismo ipotizzato per cui assumere determinati micronutrienti aiuta il funzionamento cardiaco risiede in un miglioramento della funzionalità dei mitocondri.


L'ipotesi sulla correlazione tra micronutrienti e funzionalità mitocondriale

Una bassa concentrazione di diversi micronutrienti è stata associata a una ridotta qualità di vita e outcome negativi a livello di insufficienza cardiaca. È stato osservato, per esempio, che la maggior parte dei pazienti che soffre di questa condizione consuma livelli inferiori rispetto a quelli quotidiani raccomandati di micronutrienti, con vitamina D, selenio, zinco e ferro tra gli elementi più spesso assunti in modo inadeguato, con quasi un paziente su due che ha una carenza di uno o più di questi elementi. Inoltre, i pazienti con insufficienza cardiaca possono soffrire anche di ridotto assorbimento intestinale, aumentata escrezione urinaria e difetti della filtrazione glomerulare renale a causa di stress ossidativo e attività pro-infiammatoria, tutti meccanismi che aggravano il deficit di micronutrienti. Sebbene macronutrienti quali acidi grassi, acido lattico e carboidrati siano la principale fonte di energia per i cardiomiociti, i micronutrienti, inclusi vitamine, minerali e aminoacidi essenziali, sono altrettanto necessari per convertire i macronutrienti in adenosina trifosfato (ATP), ma sono richiesti in piccole quantità, che vengono normalmente raggiunte con la dieta normale. Nell'insufficienza cardiaca, il deficit di micronutrienti può contribuire a difetti di funzionalità dei mitocondri e a una ridotta capacità sintetica di ATP. In particolare, per un'efficiente produzione di ATP, la catena di trasporto degli elettroni (mtETC) richiede CoQ10, zinco, rame, selenio e ferro, per cui una ridotta assunzione di questi elementi potrebbe contribuire a disfunzioni a livello dei mitocondri.


Il ruolo dei singoli micronutrienti

Nella ETC, il selenio ha un ruolo cruciale nella produzione di enzimi antiossidanti. Così, un deficit di questo elemento può determinare cardiomiopatia dilatativa, alterazione della tolleranza all'esercizio, ridotta qualità di vita e più elevati tassi di mortalità. Anche il ruolo dello zinco risiede nella sua attività antiossidante e un deficit di zinco può determinare un aumento del rischio cardiovascolare e di mortalità per tutte le cause, un aumento di infiammazione e danno del miocardio e alterata capacità di esercizio. Ci sono poi evidenze che una combinazione di zinco e selenio migliori la frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF).
Il rame, invece, è coinvolto nel trasporto di elettroni nei mitocondri e nell'attività di scavenger dei radicali liberi e un deficit di questo elemento è associato a problemi ai tessuti connettivi, debolezza muscolare, anemia, compromessa respirazione mitocondriale cardiaca e alterata produzione di ATP.
Il CoQ10, anche noto come ubiquinone, inibisce la perossidazione di lipidi e lipoproteine. Nella catena ETC, inoltre, questo micronutriente facilita la produzione di ATP, così come il trasferimento di elettrone e un deficit di CoQ10 è associata a più scarsa LVEF.
Il ferro, infine, è essenziale per il trasporto dell'ossigeno e la produzione di ATP, ma un eccesso di questo elemento nella sua forma non legata è potenzialmente tossico, tanto che per difendersi, l'organismo usa la ferritina intracellulare e la transferrina nel plasma. La capacità del ferro, però, di entrare nelle reazioni di riduzione lo rende un elemento ampiamente usato come cofattore in molti processi biochimici chiave, inclusi trasporto e fosforilazione ossidativa dei mitocondri, replicazione e riparazione del DNA e metabolismo dei lipidi ed è direttamente coinvolto in diversi complessi della catena ETC. Il deficit di ferro è la più comune carenza di micronutrienti e si stima che interessi più di due miliardi di persone nel mondo.

Sabina Mastrangelo

Fonti

J Int Med (2022) doi: 10.1111/joim.13456
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