FITOTERAPIA

lug112014

Insufficienza venosa: peggiora con il caldo migliora con i fitorimedi

L'estate è anche sinonimo di insufficienza venosa. I sintomi possono essere trattati sia con singole molecole sia con estratti di piante. Tra queste l'Ippocastano grazie al suo fitocomplesso e all'escina rappresenta un efficace e sicuro rimedio naturale

Per molti l'estate è la stagione del riposo e delle vacanze ma per molti altri è anche sinonimo di gonfiore, ritenzione idrica, crampi e dolori agli arti inferiori. Questi effetti possono essere causati da un'insufficienza venosa acuta, ovvero da una dilatazione transitoria delle vene dovuta all'aumento di temperatura. Purtroppo esistono anche condizioni patologiche croniche del distretto venoso nelle quali i sintomi possono esacerbare fino alla comparsa di ulcere e vene varicose. La sintomatologia legata ad insufficienza venosa cronica (Ivc) può essere efficacemente trattata con singole molecole di origine vegetale come la troxerutina, un flavonoide estratto dalla Sophora japonica o con frazioni purificate e micronizzate estratte della buccia degli agrumi (diosmina + esperidina). Esse esercitano una duplice azione sui vasi: a livello delle vene e delle venule, aumentano la tonicità parietale ed esercitano un'azione antistasi venosa mentre a livello del microcircolo aumentano la resistenza dei capillari e ne normalizzano la permeabilità (azione vitaminica P). Inoltre entrambe presentano un azione antiinfiammatoria e antiedematosa utili per la risoluzione dei sintomi anche in presenza di flebiti ed emorroidi. In fitoterapia sono usate per lo stesso scopo diverse piante provenienti dall'uso tradizionale come il Rusco, il Meliloto, la Vite rossa, la Centella, il Mirtillo, l'Ippocastano e per qualcuna di loro la ricerca scientifica ha decretato prove di efficacia. Secondo l'Emea sia gli estratti di Vite rossa che di Ippocastano si meritano l'appellativo di well established use drugs. Invece secondo le revisioni Cochrane solo l'ippocastano sembrerebbe un rimedio realmente efficace e sicuro nella risoluzione a breve-termine dell'Ivc. La forza terapeutica della pianta risiede nel suo fitocomplesso costituito tra l'altro di escina, un coacervo di almeno 30 saponine triterpeniche. Essa assieme alle cumarine, ai flavonoidi e ai tannini presenti nell'estratto totale, svolge un'azione antiessudativa, anticapillariemorragica, antibradichininica, antiedemica, antiemorroidale ed antiinfiammatoria. Quindi ancora una volta un esempio di molecole molto diverse tra loro che presenti in uno stesso estratto, agiscono in sinergia per il raggiungimento di un comune fine terapeutico. Per l'uso galenico il Ministero della salute consente l'uso dei soli estratti di corteccia di ippocastano nonostante la droga per eccellenza sia rappresentata dai semi. Storicamente essi venivano somministrati ai cavalli per curarne la tosse e per detergerne il pelo, da qui l'etimologia del nome "castagno del cavallo".

Angelo Siviero
Farmacista esperto in fitoterapia e galenica
info@fitovallee.com

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