farmaci

set122016

Insulina, ecco le raccomandazioni per migliorare la somministrazione

Insulina, ecco le raccomandazioni per migliorare la somministrazione

Uno studio pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings conclude che in molti casi le iniezioni di insulina sono effettuate in modo improprio, fornendo raccomandazioni migliorative che vanno da quali aghi usare alla zona dove iniettare. «Data la loro apparente semplicità, le iniezioni di insulina sono spesso oggetto di scarsa formazione ai pazienti che spesso usano tecniche improprie peggiorando il controllo glicemico e aumentando i costi sanitari» esordisce il primo autore Anders Frid del Dipartmento di endocrinologia dello Skane University Hospital a Malmö in Svezia. Tra il 2014 e il 2015 i ricercatori hanno intervistato 13.289 persone in 423 centri di 42 paesi, scoprendo che il 10% dei partecipanti non aveva mai ricevuto istruzioni formali su come iniettarsi l'insulina, e che più del 60% di essi non aveva parlato di recente dell'argomento con il medico di famiglia. Da qui le raccomandazioni FITTER, acronimo per Forum for Injection Technique and Therapy: Expert Recommendations, messe a punto durante l'omonimo evento svoltosi a Roma nel 2015 cui hanno preso parte 183 esperti di diabete provenienti da 54 paesi. «Le linee guida sono organizzate in vari temi: anatomia, fisiologia, patologia, psicologia e tecnologia» spiega Frid, ricordando uno dei concetti chiave: gli aghi più corti, ossia quelli da 4 mm per le penne e da 6 mm per le siringhe, sono i più sicuri in quanto evitano le iniezioni intramuscolari con il relativo rischio di ipoglicemia specie con le insuline ad azione prolungata. «Un altro aspetto importante è la presenza di lipoipertrofia, una complicanza frequente del trattamento che rende irregolare e imprevedibile l'assorbimento dell'insulina iniettata. «Per risolvere il problema basta modificare la tecnica iniettiva evitando le aree interessate: in questo modo molte zone lipoipertrofiche si riducono o scompaiono col tempo» scrivono gli autori. «La speranza è che il rispetto da parte di pazienti e operatori sanitari di queste e delle altre raccomandazioni contenute nelle linee guida FITTER porti a terapie più efficaci, risultati migliori e costi più bassi» commenta in un editoriale Matthew Drake della Divisione di endocrinologia, diabete, metabolismo e nutrizione della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota.

Mayo Clin Proc. 2016. doi: 10.1016/j.mayocp.2016.06.010


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