farmaci

nov62017

Integratore dimostra di stabilizzare morbo Alzheimer in stadio iniziale

Integratore dimostra di stabilizzare morbo Alzheimer in stadio iniziale
Secondo i risultati dello studio LipiDiDiet, pubblicato su Lancet Neurology, un complesso di nutrienti a fini medici speciali assunto una volta al giorno potrebbe stabilizzare le prestazioni cognitive e funzionali delle persone con malattia di Alzheimer in stadio iniziale. «Sebbene questo intervento nutrizionale non possa rappresentare una cura per l'Alzheimer, esso mostra in maniera evidente che prima si interviene, maggiore è il vantaggio per il paziente» spiega alla stampa Tobias Hartmann, della Saarland University, Homburg, Germany, coordinatore del progetto LipiDiDiet. La miscela di nutrienti, chiamata Souvenaid, è a base di "Fortasyn Connect", composto clinicamente testato di acidi grassi essenziali, vitamine e altri nutrienti. Lo studio, che ha coinvolto 311 pazienti con Alzheimer in stadio iniziale in 11 centri in Finlandia, Germania, Olanda e Svezia, fa parte di un progetto di ampio respiro che gode del supporto dell'Unione Europea. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere per 24 mesi il composto funzionale dello studio o un composto di controllo isocalorico.

L'endpoint primario dello studio era l'impatto su una batteria di test neuropsicologici, ma non è stato possibile raggiungerlo, in quanto i risultati nel gruppo di controllo si sono deteriorati in maniera inferiore alle attese, facendo sì che l'analisi statistica risultasse meno valida; vantaggi significativi di questo intervento nutrizionale si sono invece visti nei principali endpoint secondari. I pazienti infatti presentavano un minore peggioramento (45%) sulla scala CDR-SB (Clinical Dementia Rating-Sum of Box), che determina lo stadio di progressione della malattia valutando le attività pratiche della vita quotidiana. Inoltre, hanno mostrato una minore atrofia cerebrale, con una differenza del 26% per l'ippocampo e del 16% per il volume ventricolare, rispetto al gruppo di controllo. L'incidenza di eventi avversi nel periodo di studio è stata invece simile nei due gruppi. «È importante notare come la riduzione dell'atrofia cerebrale mostri che il beneficio non è solo sintomatico. Questo risultato non si era mai ottenuto prima» concludono gli autori.

The Lancet Neurology 2017. Doi: 10.1016/S1474-4422(17)30332-0 http://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(17)30332-0/fulltext
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