Diritto

gen82019

Integratori, da Antitrust sanzione per claim e pratiche commerciali scorrette

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato le pratiche commerciali con claim di promozione degli integratori alimentari ritenute scorrette

Integratori, da Antitrust sanzione per claim e pratiche commerciali scorrette
Una Società attiva nel commercio degli integratori alimentari, nutrizionali e funzionali, agiva dinanzi Tribunale amministrativo regionale per ottenere l'annullamento del provvedimento con cui l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dopo avere acquisito il parere dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, accertava, ai sensi del codice del consumo, la non correttezza di una pratica commerciale posta in essere dall'operatore e volta a promuove un integratore alimentare in compresse, vietandone l'ulteriore diffusione ed irrogando una sanzione amministrativa pecuniaria di € 200.000,00. [violazione degli artt. 20, 21, comma 1, lettera b), e 22, commi 1 e 2, del decreto-legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo)]

Il TAR Lazio, accoglieva parzialmente il ricorso, limitatamente alla quantificazione della sanzione, rideterminandola nella minore somma di € 100.000,00. Il Consiglio di Stato chiamato a decidere l'appello proposto dalla Società contro il provvedimento di primo grado, ha rigettato il ricorso confermando nel merito le statuizioni del giudice di prime cure in ordine alla scorrettezza della pratica sanzionata. Ha osservato il Collegio, che una pratica commerciale è scorretta se «è contraria alla diligenza professionale» ed «è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori». Per «pratiche commerciali» rilevanti si intendono tutti i comportamenti tenuti da professionisti che siano oggettivamente «correlati» alla «promozione, vendita o fornitura » di beni o servizi a consumatori, e posti in essere anteriormente, contestualmente o anche posteriormente all'instaurazione dei rapporti contrattuali. La condotta tenuta dal professionista può consistere in dichiarazioni, atti materiali, o anche semplici omissioni. Risultano inoltre analiticamente individuate una serie di specifiche tipologie di pratiche commerciali (le cosiddette "liste nere") da considerarsi sicuramente ingannevoli e aggressive senza che si renda necessario accertare la contrarietà alla «diligenza professionale» nonché dalla concreta attitudine «a falsare il comportamento economico del consumatore». La condotta omissiva, per essere considerata ingannevole, deve avere ad oggetto «informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno» per prendere una decisione consapevole.

Su queste basi, la campagna promozionale in contestazione, è apparsa ingannevole e contraria alla diligenza professionale. Si è ritenuto venissero presentate in modo ambiguo informazioni «rilevanti», relative alle caratteristiche principali del prodotto. I claims erano formulati in modo da indurre a ritenere che il prodotto fosse una sorta di dispositivo "correttivo" di comportamenti alimentari non adeguati, avente l'effetto di modulare l'assorbimento delle calorie in eccesso dopo un pasto abbondante. Veniva omessa ‒ o comunque non veniva adeguatamente evidenziata ‒ la sua funzione di mero integratore alimentare proposto per il controllo del peso corporeo come coadiuvante nelle diete ipocaloriche, nonché la necessità di abbinare lo stesso ad un regime alimentare controllato.

Si è ritenuto, inoltre, venisse a configurarsi una pratica avente piena attitudine «ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso». È rilevante considerare nel caso specifico:
- la particolare vulnerabilità dei consumatori che hanno problemi di peso, in quanto propensi a prestare credito a soluzioni apparentemente "facili" proprio come quella della reclamata proprietà inibitoria dell'assorbimento dei grassi e delle calorie;
- l'elevata efficacia persuasiva dell'associazione visiva del prodotto pubblicizzato alle immagini di piatti calorici, tra cui dolci, e dall'affermazione «non rinunciare ai piaceri della tavola».
Si è poi evidenziato che la necessità di abbinare il prodotto ad una dieta ipocalorica e all'esercizio fisico risultava del tutto omessa nei messaggi radiofonici, mentre nei messaggi televisivi veniva riportata mediante scritta dinamica con caratteri ridotti, e in quelli diffusi a mezzo stampa appariva con una scritta inidonea a catturare l'attenzione, dunque con modalità inidonee a depotenziare l'autonoma valenza dei claims principali.

Avvocato Rodolfo Pacifico - www.dirittosanitario.net  
Per approfondire, Consiglio di Stato 17 dicembre 2018, su www.dirittosanitario.net
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