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lug32014

Interazioni farmaci-alimenti: Aifa raccomanda linee guida Ema e Fda

Interazioni farmaci-alimenti: Aifa raccomanda linee guida Ema e Fda
Ginseng, erba di San Giovanni, pompelmo, liquirizia, cioccolato e alcol sono solo alcuni, tra alimenti, bevande e integratori, che possono interferire sull'efficacia, l'assorbimento e l'effetto terapeutico di un farmaco e dunque compromettere al buon esito di una terapia. È quanto segnalano due lineeguida, una curata dall'Ema e aggiornato nel 2013 e una più recente proposta dalla Food and and drug administration, entrameb suggerite dall'Aifa. «Cibi e bevande» scrive Aifa in un comunicato «possono influire sul l'assorbimento, il metabolismo, la biodisponibilità e l'escrezione del farmaco, renderlo inefficace, potenziarne la tossicità o un particolare effetto collaterale o creare effetti indesiderati anche gravi. Chi assume un medicinale dovrebbe quindi seguire attentamente le avvertenze contenute nel foglio illustrativo e le raccomandazioni del medico prescrittore e rivolgersi al medico e/o al farmacista per qualsiasi dubbio che riguardi le modalità di assunzione del farmaco e le possibili interazioni con i cibi e le bevande nel corso del trattamento». E riporta alcuni esempi. L'alcol può amplificare o ridurre l'effetto di molti medicinali. Il succo di pompelmo andrebbe evitato se si assumono farmaci come ciclosporina, buspirone, chinino (anti-malarico), triazolam, e alcuni farmaci calcio-antagonisti, antistaminici e per l'ipertensione. La liquirizia, se assunta con farmaci a base di digossina usati per trattare l'insufficienza cardiaca congestizia e le anomalie del ritmo cardiaco, può aumentare il rischio di tossicità della digossina. Può rendere anche meno efficaci i farmaci per la pressione arteriosa o i diuretici (tra cui idroclorotiazide e spironolattone). Gli inibitori delle monoamino ossidasi (Mao) non dovrebbero essere assunti con quantità eccessive di cioccolato. La caffeina contenuta nel cioccolato può anche interagire con alcuni stimolanti (metilfenidato), potenziandone il loro effetto, o può contrastare l'effetto di sedativi-ipnotici (zolpidem). E poi ci sono le interazioni con gli intergratori. Per esempio, l'erba di San Giovanni (iperico perforato) è un induttore degli enzimi epatici e può ridurre la concentrazione nel sangue di farmaci come la digossina, la lovastatina e il sildenafil. L'assunzione di vitamina E con un farmaco che fluidifica il sangue come il warfarin potenzia l'attività anticoagulante aumentando il rischio di sanguinamento. Anche Il ginseng può influire sugli effetti di sanguinamento del warfarin. Inoltre, può rafforzare gli effetti di sanguinamento dell'eparina, dell'aspirina e di farmaci anti-infiammatori non steroidei come l'ibuprofene, il naproxene, il ketoprofene. La combinazione di ginseng con gli inibitori della Mao può causare mal di testa, disturbi del sonno, nervosismo e iperattività. Il Ginkgo biloba ad alte dosi riduce l'efficacia della terapia anticonvulsivante in pazienti che assumono farmaci per il controllo delle crisi epilettiche come quelli a base di carbamazepina e acido valproico. A questo rischio non si sottraggono i farmaci stessi che tra loro possono avere interazioni che sono oggetto di attenzione da parte delle aziende farmaceutiche e delle Agenzie regolatorie già nella fase di sviluppo di un farmaco.

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