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ago292018

Interazioni tra farmaci, una panoramica sui profili dei nuovi anticoagulanti orali

Interazioni tra farmaci, una panoramica sui profili dei nuovi anticoagulanti orali
Uno studio pubblicato su Pharmacological Research presenta una panoramica dei profili farmacodinamici e farmacocinetici dei Nuovi anticoagulanti orali (Noac) e delle loro potenziali interazioni con altri farmaci. «L'uso del warfarin, l'anticoagulante orale più comunemente prescritto, è stato contestato dai medici in tutto il mondo a causa di numerosi limiti, quali una finestra terapeutica limitata e una significativa variabilità dose-risposta tra gli individui, oltre a potenziali interazioni farmacologiche», afferma Paolo Gelosa, del Centro Cardiologico Monzino Irccs, autore principale dello studio.

I ricercatori spiegano che proprio la necessità di anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K con una rapida comparsa di effetti antitrombotici e un profilo farmacocinetico e farmacodinamico prevedibile ha portato all'approvazione di cinque nuovi farmaci: gli inibitori diretti del fattore Xa (F-Xa) rivaroxaban, apixaban, edoxaban e betrixaban, e l'inibitore diretto della trombina (fattore-IIa) dabigatran etexilato. I vantaggi dei Noac rispetto al warfarin sono un dosaggio fisso, l'assenza della necessità di monitoraggio dei farmaci per le variazioni nell'indice di coagulazione e un minor numero di interazioni farmacologiche clinicamente significative. Gli autori prevedono che l'esposizione ai Noac sarà probabilmente aumentata dalla somministrazione di forti inibitori della glicoproteina P (P-gp) e del citocromo P450 (CYP3A4) e che in questo caso potrebbe aumentare il rischio di sanguinamenti. Al contrario, gli induttori della P-gp potrebbero ridurre significativamente la concentrazione plasmatica dei Noac con una conseguente riduzione dei loro effetti anticoagulanti. In particolare, i clinici dovranno prestare attenzione in alcune popolazioni di pazienti difficili da gestire con questi farmaci, come quelli con fibrillazione atriale e comorbilità, e quelli con insufficienza renale ed epatica. Tutti i Noac aumentano infatti la malattia renale cronica e nei pazienti con problemi ai reni la funzione renale dovrebbe essere monitorata almeno una volta all'anno. Inoltre, l'insufficienza epatica può cambiare notevolmente la sicurezza e l'efficacia dei Noac, non solo a causa di un alterato metabolismo epatico, ma anche perché la coagulazione potrebbe essere influenzata da una funzione epatica da moderatamente a gravemente compromessa.

Pharmacol Res. 2018. doi: 10.1016/j.phrs.2018.07.016
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30040996
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