NUTRIZIONE

set62013

Intolleranza al lattosio: spesso non serve eliminare il latte dalla dieta

In alcuni individui, il lattosio ingerito può dar luogo a fastidiosi sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale. Una volta diagnosticata con sicurezza l’intolleranza a questo zucchero del latte, bisogna impostare una dieta che garantisca i giusti apporti di tutti i nutrienti, per scongiurare carenze.

L’intolleranza al lattosio è una sindrome molto comune, che insorge quando questo disaccaride presente nel latte e nei suoi derivati, non viene digerito. Nel duodeno il lattosio viene idrolizzato dall’enzima lattasi a glucosio e galattosio, i due zuccheri semplici che lo compongono. Nei casi di scarsa attività dell’enzima, il disaccaride viene fermentato dalla flora presente, provocando disturbi come diarrea, dolori e crampi addominali, gonfiore e flatulenza. Poiché i sintomi sono comuni ad altre intolleranze o allergie alimentari, la diagnosi più sicura si effettua con esami non invasivi, fra cui test genetici e il breath test (test del respiro), che misura appunto la quantità di idrogeno formatasi per la fermentazione  del lattosio non digerito e quindi espirata.

Deficit primario e dieta
Normalmente negli esseri umani, l’attività di questo enzima è massima alla nascita e diminuisce con l’età, sebbene esistano notevoli differenze fra le diverse popolazioni alle varie latitudini. Inoltre, non tutti gli individui con una ridotta attività dell’enzima sin dalla giovane età mostrano una sintomatologia. Nei casi di deficit primario di lattasi, invece, attribuibile alla parziale o totale assenza di enzima e in presenza dei sintomi, l’approccio maggiormente perseguito prevede l’eliminazione del latte e dei suoi derivati dalla dieta. Questo può portare a carenze di calcio e di vitamina D, elementi particolarmente importanti durante l’infanzia e l’adolescenza. Anche in queste condizioni però, una quantità minima di lattosio, caratteristica di ciascun individuo, può venir tollerata grazie ad un residuo di attività dell’enzima. In questi casi uno schema dietetico possibile è il seguente:

  • una temporanea sospensione di alimenti contenenti lattosio per ottenere una remissione dei sintomi;
  • una graduale reintroduzione che non superi la dose-soglia individuale;
  • un approccio nutrizionale che consideri la possibilità di consumare latte insieme ad altri alimenti, latticini stagionati e fermentati (dove la quantità di lattosio residua è minima),
  • distribuzione di una quantità adeguata di latte in più dosi nella giornata.

Una forma secondaria di bassa attività dell’enzima lattasi può insorgere in seguito a infezioni intestinali, diarrea persistente, gastroenterite acuta, soprattutto nei bambini o essere un sintomo secondario, per esempio, di intolleranza al glutine o di morbo di Crohn. In questi casi l’intolleranza al lattosio è reversibile, una volta risolta o correttamente gestita la causa principale. Molto importante rimane la lettura delle etichette dei prodotti alimentari o dei medicinali, dove il lattosio può essere presente come ingrediente aggiunto (per esempio nel pane o nei suoi sostituti, nei cereali da colazione, nelle miscele per torte, nei biscotti, in zuppe pronte e condimenti). 

Eur Ann Allergy Clin Immunol 2009; 41(1): 3-16
NIH Consens State Sci Statements. 2010; 22–24 27 2:1–27
Pediatrics2006; 118(3):1279-86

Francesca De Vecchi - specialista in scienze dell’alimentazione


discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Ansel - Principi di calcolo farmaceutico
vai al download >>

SUL BANCO