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mag292015

Ipercolesterolemia, doppia inibizione allontana il rischio di secondo infarto

Ipercolesterolemia, doppia inibizione allontana il rischio di secondo infarto
L'abbattimento del livello del colesterolo Ldl è un obiettivo chiave nella prevenzione primaria e secondaria dell'infarto. Lo studio Improve-it, presentato in conferenza stampa a Roma dimostra che l'associazione di due farmaci, ezetimibe e simvastatina può contenere i livelli di Ldl. Il pilastro della terapia, spiegano gli esperti, è l'aderenza al piano prescritto, alta solo nelle prime settimane e mesi dall'evento cardiovascolare, ma come spiegato da Gaetano Maria De Ferrari, cardiologo dell'Irccs San Matteo di Pavia «solo un terzo degli infartuati raggiunge gli obiettivi di colesterolo consigliati nei 12 mesi e dopo l'anno si scende a un quinto. I pazienti conoscono i valori di pressione arteriosa e glicemia da non superare ma quasi nessuno conosce il valore di Ldl». Il medico, secondo Claudio Rapezzi, direttore dell'Unità operativa di cardiologia del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, «deve sapere sfruttare la fase iniziale per avviare il paziente in un percorso virtuoso e il paziente deve sapere che la terapia farmacologica dovrà durare tutta la vita. Le sole statine, tuttavia, hanno effetti collaterali nel lungo periodo che possono scoraggiare i pazienti». Nello studio Improve-it sono state testate le potenzialità della terapia che sfrutta il meccanismo di "doppia inibizione" basata sulla somministrazione combinata di ezetimibe e simvastatina che agiscono rispettivamente a livello epatico e intestinale che permette di far scendere il livello di colesterolo Ldl sotto la soglia di sicurezza che è pari a 70 mg/dl. La coorte di studio composta da 18.144 pazienti è stata seguita per nove anni. Improve-it ha ora dimostrato che, grazie all'inibizione della sintesi epatica del colesterolo operata dall'ezetimibe, è possibile ridurre la dose di simvastatina che invece limita l'assorbimento di colesterolo a livello intestinale. Si tratta di una strategia vantaggiosa che, riducendo i disagi a carico dei pazienti, può aumentare sensibilmente l'aderenza alla terapia nel lungo periodo. Nello studio è stata osservata una riduzione del 13% degli infarti miocardici acuti, del 21% degli ictus e del 6,4% degli eventi cardiovascolari in genere».

Gianluca Casponi

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