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set112020

Ipercolesterolemia e fibrillazione atriale, da Esc 2020 le novità sui farmaci

Ipercolesterolemia e fibrillazione atriale, da Esc 2020 le novità sui farmaci

Al Congresso Esc 2020 presentati i dati di uno studio in cui l'acido bempedoico ha dimostrato una tollerabilità costante e un'efficacia consistente per il trattamento dell'ipercolesterolemia

Al Congresso Esc 2020 sono stati presentati i dati di un'estensione di 78 settimane in aperto del trial Clear Harmony, in cui l'acido bempedoico ha dimostrato una tollerabilità costante e un'efficacia consistente per gli oltre 2,5 anni di trattamento. L'acido bempedoico agisce sul processo di sintesi del colesterolo, a monte del target epatico delle statine, riducendo significativamente il colesterolo lipoproteico a bassa densità (C-Ldl) se aggiunto alle statine e ad altre terapie ipolipemizzanti. Grazie al suo innovativo meccanismo d'azione, l'acido bempedoico non è attivo nel muscolo scheletrico, e ciò diminuisce la possibilità di incorrere in effetti collaterali muscolo-correlati. Il farmaco è approvato in Europa per ridurre il C-Ldl negli adulti con ipercolesterolemia primaria o dislipidemia mista.

L'acido bempedoico contro il colesterolo

Il trial Clear Harmony, della durata di 52 settimane, aveva già dimostrato che l'acido bempedoico, per l'intero periodo dello studio, era stato generalmente ben tollerato e riduceva significativamente il C-Ldl rispetto al placebo a 12 settimane, se aggiunto a statine e altri trattamenti orali ipolipemizzanti (Llt). Le persone che avevano completato Clear Harmony hanno avuto la possibilità di essere arruolate nell'estensione in aperto in cui tutti i partecipanti hanno ricevuto l'acido bempedoico per ulteriori 78 settimane, il che significa che alcuni pazienti hanno ricevuto il trattamento per 130 settimane in totale. I risultati dello studio di estensione hanno mostrato che l'acido bempedoico ha ridotto significativamente il C-Ldl del 14,4% in aggiunta alla terapia con statine alla massima dose tollerata e altri Llt durante 78 settimane di trattamento, il che è coerente con i risultati osservati nello studio originale. «Molte persone hanno bisogno di trattamenti a lungo termine che siano ben tollerati e le aiutino a mantenere bassi i livelli di C-Lld al fine di ridurre il rischio di eventi cardiovascolari come infarto o ictus. Pertanto, è importante sapere come le persone rispondono al trattamento durante più lunghi periodi di tempo» ha affermato Kausik Ray, professore di Sanità pubblica dell'Imperial College di Londra. «Questo studio può quindi dare ai nostri colleghi la certezza che le riduzioni del C-Ldl che osserviamo con l'acido bempedoico in aggiunta alle statine o altre terapie ipolipemizzanti vengano mantenute nel tempo, senza un aumento significativo degli eventi avversi complessivi». Tra l'altro, fino all'80% delle persone che assumono statine o altre terapie ipolipemizzanti non raggiunge i livelli raccomandati di C-Ldl, e ciò comporta un aumentato rischio di infarto o ictus. L'acido bempedoico e la combinazione a dose fissa di acido bempedoico/ezetimibe agiscono in modo complementare agli Llt esistenti e potrebbero diventare importanti trattamenti aggiuntivi per i pazienti che non riescono a raggiungere i loro target di C-Ldl.

Edoxaban, studio su pratica clinica in più di 26.000 pazienti

Sempre all'Esc sono stati presentati i dati a un anno di quattro analisi secondarie del programma europeo e globale Etna-Af (Edoxaban Treatment in routiNe clinical prActice in patients with nonvalvular Atrial Fibrillation), uno studio sulla sicurezza non interventistico che valuta l'impiego di edoxaban nella pratica clinica di più di 26.000 pazienti affetti da fibrillazione atriale in tutto il mondo. Va premesso che, nelle popolazioni vulnerabili come gli anziani, i pazienti fragili e quelli con insufficienza renale - una comorbilità comune per le persone con fibrillazione atriale - l'anticoagulazione per la prevenzione dell'ictus spesso non è prescritta a causa del rischio di sanguinamento, nonostante questi pazienti siano tra quelli più a rischio di eventi ischemici come l'ictus. Ebbene, i risultati in pazienti fragili e anziani, sottoposti a cure cliniche di routine, hanno mostrato una incidenza di sanguinamento e di emorragia intracranica (Ich) considerata bassa dagli sperimentatori. Si rafforzano, dunque, le evidenze sull'efficacia e la sicurezza di edoxaban in queste popolazioni. «I pazienti anziani e fragili sono stati sottorappresentati in alcuni studi sulla prevenzione dell'ictus causata da fibrillazione atriale, e ciò ha portato scarse prove a sostegno dell'uso quotidiano dei Naoao in questa tipologia di pazienti» ha spiegato Ameet Bakhai, consulente cardiologo e direttore della ricerca e sviluppo cardiovascolare del Royal Free London Nhs Trust del Regno Unito. «Perciò questi nuovi dati dovrebbero fornire ai medici una certa fiducia nell'efficacia e nel profilo di sicurezza di edoxaban per ridurre il rischio di ictus nelle popolazioni anziane e fragili affette da fibrillazione atriale». Dalle analisi del registro Etna-Af-Europe, è emerso, come rispetto all'età, la percezione della fragilità da parte del medico sembri essere un indicatore migliore per gli outcome clinici. In una seconda analisi del registro sono stati osservati 13.021 pazienti con insufficienza renale per valutare le caratteristiche basali e i risultati del follow-up a un anno. In queste analisi tra tre gruppi, classificati in base ai livelli di clearance della creatinina (Crcl), quelli trattati con edoxaban hanno mostrato una bassa incidenza di Ich e ictus emorragico - secondo la valutazione degli sperimentatori - e questi risultati sono stati simili nei pazienti di tutti i gruppi studiati. Ulteriori risultati del registro globale hanno permesso di valutare la sicurezza e l'efficacia di edoxaban somministrato ai pazienti con fibrillazione atriale alla dose raccomandata o non raccomandata, in un anno di pratica clinica, e hanno mostrato che edoxaban viene prescritto alla dose raccomandata nella stragrande maggioranza dei pazienti, ma si tende a prescrivere edoxaban a una dose non raccomandata più frequentemente quando i valori di Crcl o di peso corporeo sono più vicini ai limiti raccomandati per la riduzione della dose.
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