FITOTERAPIA

giu222018

Iperico, Aloe e altri rimedi per l'eritema solare

Iperico, Aloe e altri rimedi per l'eritema solare
Gli eritemi sono ustioni di primo grado che si manifestano dopo una prolungata esposizione ai raggi solari e UV senza adeguata protezione. Di norma possono passare anche alcune ore tra l'esposizione e la comparsa dei sintomi, che possono variare a seconda della gravità dal semplice arrossamento fino alla comparsa di vescicole o bolle (ustione di II grado).
Le piante utilizzate più frequentemente in queste situazioni sono probabilmente l'iperico (nella sua preparazione come oleolita) e l'aloe: ambedue hanno dimostrato la loro efficacia anche a confronto con la sulfadiazina argentica. Ma non sono le uniche su cui si è soffermata la ricerca scientifica.
Nel caso dell'olio di iperico, lo studio è stato svolto in vivo creando un'ustione di secondo grado agli animali da esperimento. Quindi, si è trattata la parte ustionata o applicando sulfadiazina argentica 2 volte al giorno o olio di iperico 4 volte al giorno.
Gli animali trattati con iperico hanno riportato una maggior protezione dell'epidermide e degli annessi cutanei; inoltre, lo spessore cutaneo e il numero di vasi sanguinei intatti era maggiore. Aspetto sottolineato dagli scienziati è la rapidità di intervento: per ottenere tali risultati l'applicazione deve avvenire entro 24 ore dall'eritema.

Nel caso dell'aloe si è sviluppato invece un vero e proprio studio clinico nel reparto "Burn unit and Plastic surgery" dell'ospedale Nishtar. I pazienti, colpiti da ustioni di primo grado, erano assegnati a ricevere o un trattamento con sulfadiazina al 1% o con gel di aloe. In questo studio, i pazienti trattati con aloe hanno riportato una diminuzione significativa nel tempo di cicatrizzazione e nel dolore percepito. I dati sull'aloe sono stati confermati da una review apparsa su "Burns" nel 2007, dove gli autori riportavano in media una riduzione del tempo di guarigione pari a 8,79 giorni nei pazienti trattati con aloe rispetto ai gruppi di controllo. Pur sottolineando, come sempre, la necessità di ulteriori studi ben strutturati per confermare l'utilità dell'aloe nelle scottature di primo e secondo grado.

Altre piante probabilmente meno conosciute ma sempre studiate in paragone alla sulfadiazina argentica sono la Lythrum salicaria e l'Arnebia euchroma. Nel caso di L. salicaria, gli studi hanno registrato sia un effetto antibatterico che cicatrizzante con percentuali di guarigione che raggiungono l'89,5%; inoltre, dal confronto con il farmaco. si è evidenziato un ottimo effetto riepitelizzante.
Considerando l'Arnebia euchoma, questa è una pianta mediorientale, presentata già nel canone di Avicenna per le sue proprietà cicatrizzanti. In questo caso, si è principalmente valutato il tempo di guarigione, che era di quasi 5 giorni inferiore nei pazienti trattati con l'estratto vegetale.
Ultimo aspetto da analizzare sono i possibili effetti collaterali. Le più studiate in tal senso sono l'iperico e l'aloe. Nel caso dell'iperico, la presenza nell'olio di ipericina (un composto fotosensibilizzante), consiglia cautela se lo si vuole utilizzare prima di ri-esporsi al sole (benchè, in caso di ustione sarebbe da evitare di aggiungere altra esposizione ai raggi UV).
Anche l'aloe, intesa come pianta, presenta delle sostanze fotosensibilizzanti, in particolare gli antrachinoni. In questo caso è essenziale conoscere il tipo di estratto di aloe che si va ad applicare: preparazioni che abbiano esclusivamente il gel di aloe (la parte interna della foglia) purificata, sembrano essere esenti da rischio di fototossicità visto la bassissima concentrazione di antrachinoni (massimo 50ppm).

Luca Guizzon
Farmacista territoriale esperto in fitoterapia, Farmacia Campedello

Fonti
Ulus Travma Acil Cerrahi Derg. 2015 Sep;21(5):323-36. doi: 10.5505/tjtes.2015.
J Pak Med Assoc. 2013 Feb;63(2):225-30.
Burns. 2007 Sep;33(6):713-8. Epub 2007 May 17.
Wounds. 2016 Sep 29. pii: WNDS20160929-2. [Epub ahead of print]
J Ethnopharmacol. 2016 Aug 2;189:107-16. doi: 10.1016/j.jep.2016.05.029. Epub 2016 May 13.
Int J Toxicol. 2001;20 Suppl 2:31-9
First Published March 1, 2007 Research Article
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