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Fitoterapia

23 Giugno 2017

Iperico: il patrono dei depressi


Il 24 giugno è il giorno di San Giovanni. In questo periodo dell'anno non possiamo che parlare di una pianta, il cui nome popolare deriva proprio dal periodo dell'anno in cui fiorisce: l'Erba di San Giovanni o Hypericum perforatum. Dell'iperico si ricordano tre principali proprietà: antiinfiammatorio topico, anti herpetico e antidepressivo.
Le proprietà antiinfiammatorie dell'iperico si attribuiscono in particolare alle vescicole rosse ricche di olio essenziale che ne punteggiano i petali.
Il nome della specie, perforatum, deriva proprio dalla presenza di queste vescicole che, osservando il fiore controluce, danno l'impressione che i petali siano bucherellati lungo i bordi. Facendo macerare i fiori in olio di oliva si ottiene l'olio di iperico, utilizzato fin dall'antichità secondo la teoria delle Segnature per curare le ferite e come antiinfiammatorio topico.
Se si capisce da dove deriva il nome della specie, il nome del genere è meno intuibile.

Hyper-eikon è di derivazione greca: "pianta che cresce sulle vecchie statue" e, sempre per analogia, gli antichi credevano che la pianta esercitasse un potere esorcistico su fantasmi e altre manifestazioni diaboliche.
E quale diavolo peggiore della depressione?
Talmente importante è l'effetto antidepressivo dell'iperico, che è presente in commercio una specialità medicinale contenente l'estratto di questa pianta.

Mai come in questo caso si può capire l'importanza del fitocomplesso: l'effetto antidepressivo non si riesce ad ottenere utilizzando una molecola in particolare presente nell'estratto, ma solo somministrando l'estratto in toto di foglie e sommità fiorite.

L'estratto di iperico blocca il re-uptake della serotonina, noradrenalina, dopamina e GABA, cui fa da corollario l'inibizione delle monoamminoossidasi e delle catecol-metil-transferasi. A seguito di questo blocco, si generano fenomeni di plasticità neuronale, con variazioni nella quantità di recettori serotoninergici e adrenergici sintetizzati dai neuroni.
Se inizialmente si erano attribuite queste attività al principale esponente dei naftodiantroni presenti nella pianta, l'ipericina, si è poi osservato che il potere bloccante di questa molecola era troppo debole per giustificarne gli effetti clinici. Ci si è quindi concentrati sull'iperforina, unica molecola conosciuta che riesca a bloccare con uguale potenza il re-uptake di 3 neurotrasmettitori: noradrenalina, dopamina e serotonina. Tuttavia questa molecola è facilmente ossidabile e solo l'effetto antiossidante dei flavonoidi presenti nella pianta (qurercitina, iperina e rutina) riesce a stabilizzarla e a consentirle di svolgere le sue azioni.
Inoltre, sempre la componente flavonoica riduce il rilascio di interleuchina-6, sostanza correlata alla depressione perchè in grado di modulare il rilascio di cortisolo.

Quindi, o si assume il fitocomplesso nel suo "complesso" o ragionevolmente non possiamo aspettarci un risultato clinico.
E che risultato clinico! Stando all'articolo di Seifritz e Hatzinger del 2016, somministrando l'estratto di ipericoalla dose di 300mg per 3 volte al giorno per 6 settimane, si sono ottenuti gli stessi risultati antidepressivi osservati nei pazienti in trattamento con 20 mg/die di paroxetina. Il tutto con effetti collaterali lievi o assenti.

Effetti collaterali lievi o assenti non si sono osservati solo in questa pubblicazione: in generale si può affermare che gli effetti collaterali dell'iperico alle dosi standard sono estremamente lievi. Solo a dosaggi molto alti (1,8g/die) si possono presentare delle reazioni di fotosensibilizzazione ascrivibili all'ipericina, che causano eritemi solari.
Ma se consigliando l'iperico si può trascurare di considerare gli effetti collaterali, quello che non si può tralasciare sono le interazioni farmacologiche: infatti, l'iperico induce il citocromo P450 nelle varie isoforme e la glicoproteina P.
Somministrato assieme ad altri farmaci può ridurne la biodisponibilità fino al 50%: teofillina, digossina, niferidipina, verapamil, anticoagulanti (warfarin), ciclosporina, tacrolimus, antivirali, estroprogestinici, omeprazolo, sildenafil, simvastatina e chemioterapici sono solo alcune delle molecole e classi di farmaci studiate per la loro interazione con l'estratto di iperico.
In particolare, associando H. perforatum ad un SSRI (Paroxetina, Fluoxetina, etc) si può generare la sindrome serotoninergica.
Attenzione anche ad un farmaco comunemente utilizzato per la diarrea (loperamide): l'uso concomitante dell'iperico può portare il paziente a delirare.
L'iperico è quindi davvero una mano dal cielo per i pazienti depressi, a patto l'iperico sia la loro unica terapia.

Luca Guizzon
Farmacista esperto di fitoterapia e Responsabile del laboratorio galenico di Farmacia Campedello

Fonti
"Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci", Fabio Firenzuoli
Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Enrica Campanini
Fitoterapia, Francesco Capasso

Curr Med Chem.2011;18(31):4836-50.
Photodiagnosis Photodyn Ther.2012 Jun;9(2):118-21.
Int J Psychiatry Clin Pract.2016 Sep;20(3):126-32.

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