farmaci

giu42014

Ipertensione: in Inghilterra migliorano tasso e successo cure

medico pressione

In Inghilterra tra il 1994 e il 2011 i tassi di trattamento per l’ipertensione sono raddoppiati e quelli di compenso pressorio addirittura triplicati, con conseguente risparmio di decine di migliaia di vite l’anno, secondo uno studio pubblicato su un numero a tema di The Lancet che anticipa Hypertension 2014, il convegno congiunto dell’European society of hypertension (Esh) e dell’International society of hypertension (Ish), programmato ad Atene fra il 13 e il 16 giugno. E se il miglioramento nella gestione della malattia continuerà fino al 2022, l'80% dei pazienti in terapia antipertensiva avrà raggiunto un soddisfacente controllo pressorio evitando, solo in quell’anno, qualcosa come 50.000 eventi cardiovascolari tra cui ictus e attacchi cardiaci. «Anche se le percentuali di diagnosi, trattamento e controllo non sono ancora ottimali in Inghilterra dove circa il 30% degli adulti residenti ha la pressione alta, questi risultati inducono ottimismo» spiega Emanuela Falaschetti ricercatrice all’Imperial College di Londra e coordinatrice dello studio, ricordando che in tempi non lontani vigeva la regola della metà: la diagnosi nella popolazione generale avveniva nella metà dei casi; di questi metà erano trattati e la cura aveva successo nella metà dei pazienti. «Ora, invece, la regola è quella dei due terzi, un passo avanti che risparmia diverse centinaia di migliaia di eventi cardiovascolari» riprende l’autrice dell’articolo, sottolineando che l’ipertensione, definita da valori di 140/90 mmHg o superiori, è il più importante fattore di rischio di morte precoce, causando nel mondo 9,4 milioni di decessi l’anno. Usando i dati di cinque Health survey svolti in Inghilterra nel 1994, 1998 , 2003, 2006 e 2011 i ricercatori hanno analizzato le tendenze nella diagnosi, trattamento e controllo dell’ipertensione negli ultimi 17 anni, riscontrando un costante miglioramento in termini di pressione sistolica media, scesa di circa 5 mmHg negli uomini e 9 mmHg nelle donne. E in un editoriale di commento Jonathan Mant dell'Università di Cambridge, Regno Unito, osserva: «In collaborazione con i medici di medicina generale, molte iniziative di salute pubblica hanno portato a notevoli progressi nella gestione dell'ipertensione. Questi risultati sono la prova dei benefici effetti combinati delle strategie mediche e politiche su un importante fattore di rischio».


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