FITOTERAPIA

apr172020

Ipertrofia prostatica benigna, da tre piante trattamento per i sintomi

Ipertrofia prostatica benigna, da tre piante trattamento per i sintomi

L'ipertrofia prostatica colpisce generalmente i pazienti over 40 con una progressione spesso accompagnata da sintomi al tratto urinario. Il trattamento con le piante Serenoa, Ortica e Pygeum

L'ipertrofia prostatica colpisce generalmente i pazienti over 40, con una progressione che è spesso accompagnata da sintomi al tratto urinario che alterano significativamente la qualità della vita dei pazienti.
In letteratura si possono trovare numerosi riferimenti all'utilizzo di piante per il trattamento di sintomi associati all'ipertrofia prostatica benigna.
Tanto che abbiamo deciso di dividere in due puntate questo argomento. In questo primo appuntamento parleremo delle piante più note, quali Serenoa, Ortica e Pygeum.

Dalla Serenoa trattamento dei sintomi

La Serenoa repens è una pianta della famiglia delle Arecaceae, unica specie del genere Serenoa.
È conosciuta anche come Sabal serrulata e come saw palmetto: il nome del genere è un omaggio al botanico statunitense Sereno Watson. I nativi americani utilizzano il frutto come cibo e come cura contro una grande varietà di problemi legati al sistema urinario e all'apparato riproduttivo.
Una meta-analisi pubblicata sul Journal of the American Medical Association ha dimostrato l'efficacia della pianta nel trattamento dei sintomi associati all'ipertrofia prostatica benigna. Tali effetti sembrano ancora amplificati quando utilizzata in associazione ad altre piante, come quelle di cui ci apprestiamo a scrivere.
Gli effetti collaterali più comuni sono la nausea e dolori addominali, soprattutto se assunta a stomaco vuoto.

Pygeum africanum riduce la nocturia

Il Pygeum africanum è tra le piante che si possono associare alla serenoa. Questa specie è a molto tempo nella medicina tradizionale delle popolazioni africane (da cui il nome). La corteccia viene utilizzata come cicatrizzante, lassativa e stimolate dell'appetito. Non ultimi gli utilizzi anche per trattare malaria, febbri avvelenamenti gonorrea e patologie renali. Proprio la corteccia è la droga della pianta che viene utilizzata negli studi.
Se in una prima revisione del 2016 l'estratto di P. africana non era stato in grado di superare la prova contro il placebo per la riduzione dei sintomi, una nuova revisione del 2019 ha invece invertito le considerazioni.
Sono presenti in letteratura solo studi del pygeum contro placebo (18 studi per 1532 pazienti totali), dove l'estratto si è visto migliorare il flusso urinario, ridurre la nocturia e il volume di urine residuale rispettivamente del 19 e 24%.
Aspetto interessante è che gli effetti collaterali erano sovrapponibili a quelli osservati nel gruppo placebo. Ovviamente mancano studi condotti in campioni più numerosi e contro farmaci autorizzati per confermare i buoni risultati di questa review.

Ortica e riduzione del volume prostatico

Pianta più vicina alle nostre latitudini che viene associata alla Serenoa in molte formule per il trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna è l'ortica. Pianta dioica (presente quindi sia la pianta "maschio" che quella "femmina") viene utilizzata come antiartritica fin dai tempi dell'antico Egitto. Anche i soldati romani ne conoscevano le proprietà salutistiche: ad esempio, la utilizzavano per trattare la stanchezza muscolare e i reumatismi. Dioica non solo nel genere ma anche nell'utilizzo. Infatti, se le foglie sono utilizzate come diuretiche e antiinfiammatorie, anche per via topica sfruttando anche le proprietà stimolanti ed irritanti dei peli, è l'estratto della radice che viene impiegato per l'Ipb.
Questo estratto è riuscito in 6 mesi ad aumentare il picco di flusso urinario, il volume residuale di urina senza modifiche al Psa o ai livelli di testosterone.
Si osserva anche una modesta riduzione del volume prostatico, senza particolari effetti collaterali.

Luca Guizzon, Farmacista clinico territoriale, esperto di fitoterapia, farmacia Campedello (VI)

Fonti

J Altern Complement Med. 2017 Aug;23(8):599-606. Doi: 10.1089/acm.2016.0302.
J Herb Pharmacother. 2005;5(4):1-11.
Cochrane Database Syst Rev. 2002;(1):CD001044.
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