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Ipotiroidismo: pareri contrastanti sull'efficacia del trattamento combinato

Ipotiroidismo: pareri contrastanti sull’efficacia del trattamento combinato
I risultati di un sondaggio effettuato nel 2017, pubblicati su Thyroid, mostrano che i professionisti del nord America hanno una maggiore propensione a trattare l'ipotiroidismo con una terapia di combinazione, ovvero aggiungendo liotironina (LT3) sintetica alla terapia standard di sostituzione con levotiroxina (LT4) sintetica. Questo fatto si verifica nonostante le raccomandazioni siano contrastanti a riguardo, e pare che in molti casi la prescrizione avvenga in risposta a richieste dei pazienti o in base alla temporanea azione sui sintomi.

«Le linee guida del 2012 e del 2014 della American Thyroid Association (ATA) per il trattamento dell'ipotiroidismo hanno concluso che non ci sono prove sufficienti per sostenere la prescrizione di routine di terapie contenenti T3, ma le raccomandazioni più recenti di società inglesi e italiane, per esempio, indicano che tali regimi possono essere presi in considerazione in alcuni casi» spiega Jacqueline Jonklaas, del Georgetown University Medical Center, Washington DC, Stati Uniti, che ha guidato il gruppo di lavoro.

I ricercatori hanno voluto comprendere meglio le caratteristiche di medici e pazienti associate con la prescrizione della terapia di combinazione tramite un sondaggio in cui ai professionisti sanitari sono stati presentati 13 diversi scenari teorici di pazienti con ipotiroidismo manifesto e sei opzioni terapeutiche, tra cui LT4, terapia di combinazione sintetica (LT4 più LT3), estratto essiccato di tiroide (un estratto naturale della tiroide che contiene T4 e T3), e monoterapia LT3.

All'indagine hanno partecipato 389 medici, la maggior parte dei quali (84%) endocrinologi, e in minima parte (5%) chirurghi. Per quanto riguarda la provenienza geografica, il 64% praticava in Nord America e il 18% in Europa. Gli autori hanno raccolto le risposte ed effettuato due analisi, pubblicate in due rapporti diversi.

In una prima analisi hanno osservato le caratteristiche del paziente associate con la prescrizione della terapia di combinazione, e in questo caso i fattori chiave sono stati i sintomi, i livelli di T3, i livelli di ormone stimolante la tiroide, la presenza di un polimorfismo, e la richiesta del paziente per la terapia T3. La prescrizione di una terapia contenente T3 è risultata tra l'altro significativamente meno probabile se i pazienti erano più anziani o in presenza di una comorbilità.

In una seconda analisi i ricercatori hanno invece valutato le caratteristiche dei medici, e hanno scoperto che solo il paese di pratica era un fattore significativo nella disponibilità a prescrivere eventuali terapie contenenti T3. I medici del Nord America infatti erano significativamente più propensi ad aggiungere LT3 a LT4 (odds ratio: 1,9) e a prescrivere LT3 o estratto essiccato di tiroide in monoterapia (odds ratio: 1,7), terapia quest'ultima che non viene consigliata in alcuna delle linee guida nordamericane o europee menzionate nel sondaggio.

Secondo gli autori, le differenze di prescrizione tra zone geografiche potrebbero essere dovute a una disomogenea diffusione delle linee guida, o anche a una differenza di disponibilità e di prezzo di LT3 nei vari paesi. «È tuttavia importante notare che la prescrizione della terapia di combinazione viene fatta con cautela nei pazienti anziani e quelli con comorbilità, e che si nota una certa consapevolezza dei potenziali rischi della terapia di combinazione» concludono gli autori.

Thyroid. 2018. doi: 10.1089/thy.2018.0369
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30375273

Thyroid. 2018. doi: 10.1089/thy.2018.0325
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30289349
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