FITOTERAPIA

giu92017

Ippocastano: per le emorroidi... del cavallo

Hippocastanun ricorda l'uso che se ne faceva per curare la tosse dei cavalli. Oggi con l'estratto dei semi si trattano i sintomi dell'insufficienza venosa fragilità capillare, varici ed emorroidi

Ippocastano: per le emorroidi… del cavallo
Ebbene sì! e se leggendo il nome avete pensato ai cavalli, avete fatto centro: "hippocastanum" è infatti di derivazione greca (castagna del cavallo) e ricorda l'uso che se ne faceva di questa pianta per curare la tosse dei cavalli.

Il maestoso albero che fiorisce in questo periodo (aprile maggio) con dei riconoscibilissimi fiori bianchi piramidali non è autoctono: l'Ippocastano (Aesculus hippocastanum) è infatti originario dell'antica Persia e fu infatti importato in Europa dalle popolazioni Turche nel XVI secolo. Ma forse, più che della tosse, gli antichi andavano a curare le emorroidi del cavallo. Infatti, sia nella tradizione che nella fitoterapia moderna, l'estratto dei semi di ippocastano, trova impiego per trattare i sintomi dell'insufficienza venosa (gonfiori, dolori, pesantezza alle gambe), fragilità capillare, varici e, in aggiunta, emorroidi.
La parte dell'ippocastano utilizzata in fitoterapia, detta anche "droga", sono i semi la cui forma e colore ricorda la castagna edibile (frutto della Castanea sativa, il Castagno). Questi semi sono ricchi di saponine triterpeniche (dall'8 al 28% di cui il 14% circa di escina), composti flavonici (quercitina e kaempferolo), glucosidi cumarinici (esculina) e proantocianidoli.
L'escina, comunemente intesa, non è in realtà una sostanza a sé, ma un complesso di glicosidi triterpenici i cui principali componenti sono la alpha-escina e la beta-escina. È riconosciuta l'efficacia dell'escina a livello capillare per aumentarne la resistenza e ridurne la permeabilità: si migliora il ritorno venoso e si riduce quindi la fragilità capillare. Questa azione sembra dovuta ad una riduzione dell'attività degli enzimi proteoglicano-litici (elastasi e ialuronidasi) che aumenta la coesione della parete vascolare e ne rafforza la struttura.

Associate a quest'azione vi è l'effetto antiedemigeno ed antiinfiammatorio che si concentra nelle prime fasi del processo infiammatorio: l'escina riesce a ridurre la formazione di edema sensibilzzando le cellule agli ioni calcio, producendo così un "effetto sigillatura" che limita la permeabilità vascolare. Inoltre, l'escina è in grado di inibire la migrazione leucocitaria e sembra bloccare il rilascio di serotonina ed istamina (noti mediatori infiammatori). Per le proprietà antinfiammatorie, accanto all'escina, si segnalano altri componenti del fitocomplesso (esculoside in primis) che sembrano inibire anche COX e Lipossigenasi completando il pool di molecole pro-infiammatorie bloccate dall'estratto di ippocastano.

Parlando di "fragilità capillare", non possiamo non considerare anche l'insufficienza venosa cronica che, con l'arrivo della stagione calda, vede significativamente aumentata la sua incidenza. L'uso ormai consolidato dell'ippocastano per trattare questa patologia è stato confermato da numerose Cochrane review, tra le quali, l'ultima, del 2012, ha evidenziato una riduzione sia del dolore che della circonferenza e volume delle gambe, riportando tra gli altri un trial dove l'efficacia dell'estratto di ippocastano (pari a 100-150mg di escina/die) si è dimostrato efficace quanto le calze a compressione graduale.

L'efficacia dell'escina è stata valutata anche per l'apparato urogenitale maschile. È il caso di uno studio cinese sull'infertilità maschile legata a varicocele.
Somministrando 60mg/die di escina per 2 mesi a uomini di 30 anni diagnosticati "infertili" da almeno 5 anni, si è osservato un miglioramento della qualità dello sperma, in termini sia di densità e che di motilità. Questo probabilmente dovuto al miglioramento della perfusione venosa e ad un aumento del diametro della vena scrotale. Anche per l'ippocastano bisogna però, fare attenzione a chi e quando lo si somministra: da evitare in caso di nefropatie o insufficienza renale (alte dosi di escina possono arrecare danni al glomerulo e al tubulo renale), così come in gravidanza ed allattamento (per mancanza di dati sulla sicurezza).

La presenza di derivati cumarinici ad attività anti trombotica e il legame che instaura l'escina con le proteine plasmatiche ne sconsigliano anche l'assunzione simultanea con altri farmaci (per problemi di farmacocinetica) e l'uso concomitante con farmaci antiaggreganti e anticoagulanti (per possibile somma di effetti).

Luca Guizzon
Farmacista esperto di fitoterapia e Responsabile del laboratorio galenico di Farmacia Campedello

Per suggerimenti, richieste e feedback: luca@guizzon.it - www.farmaciacampedello.it

Fonti:
Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci, Fabio Firenzuoli
Dizionario di fitoterpia e piante medicinale, Enrica Campanini
Le 100 erbe della salute, Fabio Firenzuoli
Fitoterapia, Francesco Capasso
Cochrane Database Syst Rev.2012 Nov 14;11:CD003230. doi: 10.1002/14651858.CD003230.pub4.
Phytomedicine.2010 Mar;17(3-4):192-6. doi: 10.1016/j.phymed.2009.07.014. Epub 2009 Aug 13.
Pharmacol Res.2001 Sep;44(3):183-93.


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