Sanità

mar122013

Istat, italiani più longevi ma stili di vita peggiorano la salute

Si vive sempre più a lungo, ma il diffondersi di certi stili di vita tendono a peggiorare lo stato di salute delle persone. È questa la sintesi dei dati forniti dal rapporto Istat “Bes 2013, il benessere equo e sostenibile in Italia"

Si vive sempre più a lungo, ma il diffondersi di certi stili di vita tendono a peggiorare lo stato di salute delle persone. È questa la sintesi dei dati forniti dal rapporto Istat “Bes 2013, il benessere equo e sostenibile in Italia”. In un solo decennio la durata media della vita degli italiani è aumentata di circa due anni, mantenendo la nostra popolazione tra quelle più longeve del continente. Le differenze di genere si stanno progressivamente riducendo, le donne continuano comunque a vivere più a lungo, ma la qualità della loro vita è peggiore: vivono mediamente un terzo della loro esistenza in condizioni non buone. Ma non si tratta solo di un fattore biologico, infatti nell’Italia meridionale, dove gli indicatori socioeconomici sono peggiori, la vita media è più breve ed è inferiore il numero di anni vissuti in buona salute. Le donne che vivono al Sud, quando raggiungono i 65 anni hanno la prospettiva di trascorrere in media altri 7,3 anni senza limitazioni dovute alla salute, mentre per le loro coetanee del Nord gli anni salgono a 10,4. Anche un basso livello di istruzione si associa a condizioni di salute peggiori. Fumo, sedentarietà e tipo di alimentazione influiscono in modo notevole sulla qualità della vita. Negli ultimi dieci anni la percentuale di persone sovrappeso è aumentata di due punti, passando dal 42,4% al 44,5% e configurando un allarme obesità. È anche la conseguenza della poca attività fisica nel tempo libero: addirittura nessuna per il 40% degli adulti. A questo si aggiunge un consumo insufficiente di frutta e di verdura per quattro italiani su cinque. Fumo e alcol sono in calo, ma restano ancora abitudini diffuse. Nonostante le restrizioni al fumo nei locali pubblici, i fumatori sono scesi solo dal 23,7% al 22,7% negli ultimi dieci anni. I giovani costituiscono sempre di più una categoria a rischio e tendono a fumare più spesso e ad abusare maggiormente di bevande alcoliche.


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