Sanità

feb72013

Italia, spesa sanità più bassa in Ue ma regioni in deficit

In Italia, nonostante per la sanità si spenda il 26,1% in meno rispetto a paesi come Francia e Germania, tutte le regioni si avviano a chiudere il 2012 in deficit a causa della sanità

In Italia, nonostante per la sanità si spenda il 26,1% in meno rispetto a paesi come Francia e Germania, tutte le regioni si avviano a chiudere il 2012 in deficit a causa della sanità. A ciò si somma il dato, reso noto dal Censis, secondo cui nello scorso anno 9 milioni di italiani hanno rinunciato totalmente o parzialmente alle cure per motivi economici. A dirlo è Walter Ricciardi, direttore l'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della presentazione del Country Report Italia 2013, documento di studio ed analisi dello stato di salute degli italiani, condotto in collaborazione con l'Associazione di iniziativa Parlamentare e legislativa per la Salute. Ciò che è emerso, tra le altre cose, è che a fronte di un’aumentata richiesta di salute di una popolazione che invecchia, oltre il 20% degli italiani ha più di 65 anni, la spesa sanitaria, pure tra le più basse d'Europa, cresce a un ritmo più elevato del Pil. «Negli ultimi 10 anni» ha sottolineato infatti Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato «la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 61,8 miliardi di euro, passando dai 51,7 miliardi agli attuali 113,5 miliardi, e se consideriamo la componente privata si arriva a 144 miliardi di euro, aumentando più velocemente della crescita economica, peraltro estremamente contenuta nel nostro Paese, e le Regioni vanno in rosso proprio a causa della sanità». Il documento, pensato per essere uno strumento di lavoro per addetti e decisori politici, ha messo in evidenza una popolazione con esigenze cui il Servizio sanitario non dà risposte adeguate: il 90% degli eventi cardio e cerebrovascolari ha cause ambientali note eliminabili e modificabili, un terzo dei pazienti con infarto giunge troppo tardi in ospedale e quindi non viene trattato con terapia riperfusiva, le risorse diagnostiche e terapeutiche per la cardiopatia ischemica sono utilizzare meno efficacemente per le donne rispetto agli uomini, sono fermi al 23% i fumatori con più di 14 anni, al Nord ci si ammala di più di tumore ma si guarisce di più. Tutto ciò a fronte di un progressivo e marcato aumento delle aspettative di vita: il 10,3% degli italiani ha tra i 65 e i 74 anni e un altro 10% ne ha più di 75, in particolare donne. La situazione, si osserva nel rapporto, e andrebbe risolta con maggior coordinamento delle politiche nazionali e locali, attività di prevenzione e di educazione alla salute nonchè un adeguamento dei servizi alla domanda di assistenza. (S.Z.)


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