FORMAZIONE

feb32014

L'ictus cerebrale: sintomi, cause e terapie

Secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l'ictus cerebrale è l'improvvisa comparsa di segni e/o sintomi riferibili a deficit focale e/o globale (coma) delle funzioni cerebrali di durata superiore alle 24 ore o a esito infausto, non attribuibile ad altra causa apparente se non a una vasculopatia cerebrale. La maggioranza di ictus è di origine ischemica, le forme emorragiche sono meno frequenti ma determinano una mortalità più elevata. L'ictus con scomparsa dei sintomi nelle 24 ore si definisce Tia (attacco ischemico transitorio) e può dar luogo a recidive. Nei Paesi sviluppati, l'ictus cerebrale è la terza causa di morte e la prima di invalidità. In Italia il tasso di prevalenza di ictus nella popolazione anziana è del 6,5%, con circa 200 mila nuovi casi l'anno. Colpisce a tutte le età, ma la metà degli episodi si verifica dopo i 70 anni.
I sintomi di insorgenza di un ictus sono:

  • improvviso intorpidimento di un lato del corpo con perdita di forza alla gamba, al braccio o al viso, emiparesi; 
  • visione offuscata a uno o entrambi gli occhi;
  • difficoltà nell'eloquio, perdita di equilibrio, senso di confusione mentale, vertigini, forte cefalea.

Gli effetti possono apparire anche in modo subdolo, ma non devono essere mai sottovalutati.
Analizzando le cause scatenanti, l'ictus si distingue tra ischemico o emorragico. Ischemico se deriva dall'occlusione parziale o totale di un vaso provocata da un trombo (coagulo di sangue che si forma nel cervello), oppure da un embolo (trombo o bolla di gas) trasportato con il flusso sanguigno. I fattori di rischio sono: ipertensione arteriosa, aterosclerosi, fibrillazione atriale, lesioni alle valvole cardiache, infarto pregresso, fumo di sigaretta, età. L'ictus emorragico dipende invece dalla rottura improvvisa di un vaso cerebrale, tra le cause l'ipertensione arteriosa e più raramente la presenza di una malformazione o di un aneurisma cerebrale. La prevenzione è diretta ai fattori di rischio, ma anche alla diffusione di informazioni sull'importanza di agire tempestivamente.

Trattamento
La maggioranza dei decessi da ictus avviene entro le prime tre-quattro ore e solo un quarto dei pazienti sopravvissuti guarisce completamente. La mortalità a 30 giorni dopo ictus ischemico è del 20%, se emorragico del 50%. Quando si supera l'evento acuto, il deficit residuo può determinare la perdita di autonomia nella vita quotidiana. La gestione della fase acuta è fondamentale ma, a livello di popolazione, la consapevolezza è scarsa e trascorre un tempo eccessivamente lungo tra la comparsa dei sintomi e quando ci si reca in ospedale. La Stroke unit è l'area dedicata e competente il cui intervento riduce la mortalità e la disabilità grave dopo l'evento. La Tc enecefalica e la Rm possono distinguere tra ictus ischemico ed emorragico guidando le scelte terapeutiche. Il trattamento specifico della fase acuta di un ictus ischemico è la trombolisi (con attivatore ricombinante tissutale del plasminogeno fino a 6 ore dall'esordio), per garantire un recupero dell'apporto di sangue e ridurre i danni cerebrali. Inoltre, l'uso precoce e prolungato di un antiaggregante piastrinico (acido acetilsalicilico) abbassa la probabilità di morte e disabilità.  L’ictus cerebrale acuto è insieme un problema assistenziale e sociale per il quale è indispensabile prevedere una profilassi delle complicanze e la programmazione di una riabilitazione precoce. 

Domande essenziali: Sente un formicolio in metà del corpo? Riesce a pronunciare una frase completa? Sorridendo riesce ad alzare entrambi gli angoli della bocca? 

Caso clinico
La signora S.A. è una commessa, ipertesa, fumatrice di 57 anni. Mentre è al lavoro ha un'improvvisa perdita della visione a destra con un intenso formicolio al braccio dallo stesso lato del corpo.
Quale passo è utile in caso di ictus ischemico? Clicca qui per rispondere


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