Sanità

nov292013

La crisi non è finita, in aumento sofferenza per l’intera filiera

Ranaudo

«Purtroppo non siamo finalmente di fronte alla tanto sperata svolta con quella inversione di tendenza che tutti attendono. Anzi per quel che riguarda l’Europa e in particolare l’Itala il quadro che viene fuori da questo studio è tutt’altro che entusiasmante». A dirlo è Carlo Ranaudo docente di Analisi di mercato presso la facoltà di Farmacia dell''Università Federico II di Napoli in un commento a Farmacista33.

«“La crisi è finita” titola un articolo comparso su un giornale di categoria con riferimento a uno studio (novembre 2013) dell’istituto Ims sullo scenario mondiale relativo all’utilizzo dei farmaci fino al 2017. Siamo finalmente di fronte alla tanto sperata svolta con quella inversione di tendenza che tutti attendono? Purtroppo non è così. Anzi per quel che riguarda l’Europa e in particolare l’Itala il quadro che viene fuori da questo studio è tutt’altro che entusiasmante.
Il mercato mondiale cresce per il contributo di alcuni mercati emergenti, la Cina sarà il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti, il Brasile il quarto e ritroviamo tra i big, nazioni fino a oggi ai margini quali Corea del Sud Indonesia Argentina. Si venderanno più farmaci perché i governi stanzieranno più fondi per la sanità pubblica. Negli Stati Uniti da sempre il primo mercato mondiale ci si aspetta “un potenziale significativo impatto sulla spesa per i farmaci fino al 2017” a seguito del nuovo sistema assistenziale voluto dal presidente Obama.
Ma per l’Europa la musica è diversa. Il rapporto aggrega in Eu5, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Spagna e l’elemento comune a tutti sarà la valutazione degli effetti della crisi economica. La crescita prevista sarà tra lo 0 e il 3% ma con il rischio addirittura di essere negativa se i Governi continueranno ad applicare misure restrittive. In Europa, la crescita sarà legata solo ai farmaci innovativi e attenzione la maggioranza o la totalità di questi farmaci sono fuori a oggi dalle farmacie territoriali. (Farmaci orfani, trattamenti per artrite reumatoide, fibrosi cistica, melanoma ecc.). Ma non finisce qui. La fotografia scattata dallo studio diventa impietosa quando disaggregando il dato l’impatto degli Nces (New chemical entity) diventa drammatico soprattutto per i paesi del Sud Europa con l’Italia nella non invidiabile peggiore posizione. Rischio evidente è che i pazienti Italiani non avranno disponibilità di tanti farmaci presenti all’estero. Chi potrà andrà a curarsi fuori e alla fine i soldi risparmiati chiudendo la porta usciranno dalla finestra. Purtroppo non sono solo statistiche o studi strategici. Dietro questa analisi si nasconde un notevole aumento della sofferenza per l’intera filiera del farmaco. E allora, bisogna lavorare insieme per riportare tutti i farmaci in farmacia, per favorire l’innovazione rendendola disponibile senza interminabili passaggi amministrativi e burocratici e soprattutto per far capire che non è possibile vedere la farmaceutica sempre e soltanto come una mucca da mungere».

Carlo Ranaudo
Facoltà di Farmacia, Università Federico II di Napoli


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