Galenica

apr62018

La psoriasi e il ditranolo: nuovi rimedi per una patologia antica

Sono disponibili nuovi trattamenti, che possono risolvere la psoriasi anche laddove i trattamenti standard hanno fallito, in particolare, il ditranolo (o cignolina) si è dimostrato utile

La psoriasi e il ditranolo: nuovi rimedi per una patologia antica

La psoriasi è una malattia che venne definita precisamente solo nel 1841 ad opera del fondatore della scuola viennese di dermatologia, il dottor von Hebra, che diede il nome di derivazione greca "psoriasi" (psora, prurito). Ma, sebbene con altri nomi, la psoriasi è una patologia che accompagna la storia dell'uomo da millenni. Le prime descrizioni della malattia, potrebbero risalire ai Codici Assiro Babilonesi del 2000 a.C., dove viene descritta come malattia cutanea squamo-crostosa.

Descrizioni della malattia si trovano anche nell'antico testamento ed in particolare nel libro del Levitico, ma la prima volta che viene utilizzato il termine "psora" è negli scritti di Ippocrate, che nella Grecia del V secolo a.C. fornisce una descrizione piuttosto dettagliata delle lesioni psoriasiche. Si attende Celso nel I secolo dopo Cristo per i primi suggerimenti di trattamento, sfruttando le proprietà antiinfiammatorie dello zolfo (rimedio che viene efficacemente utilizzato e prescritto anche ai giorni nostri).

Ma, sempre "ai giorni nostri", sono disponibili nuovi trattamenti, che possono risolvere la psoriasi anche laddove i trattamenti standard hanno fallito.

Una molecola, in particolare, si è evidenziata utile in questi casi: il ditranolo (o cignolina). Questo principio attivo, applicato sulla cute, presenta azione cheratolitica ed antisettica. Questo effetto deriva dalla riduzione della sintesi di Dna con successiva inibizione della funzione mitocondriale; riducendo l'attività mitocondriale, inoltre, si riduce l'energia a disposizione della cellula che quindi più difficilmente riuscirà ad entrare in mitosi. In questo modo, si può ridurre l'iperproliferazione cheratocitica che caratterizza la malattia.

Nella pratica dermatologica, il ditranolo è spesso associato anche ad esposizioni con luce UV, proprio come proposto da Hoffmann nel British Journal of Dermatology. Lo studioso ha voluto confrontare gli efeftti della terapia con raggi ultravioletti se associata al calcipotriolo o piuttosto al ditranolo. I pazienti venivano trattati nel braccio destro con calcipotriolo (due volte al giorno) e raggi UV, nel braccio sinistro con ditranolo (una volta al giorno) e raggi ultravioletti. Entrambi I trattamenti hanno riportato la stessa efficacia. L'unguento o la crema di ditranolo solitamente vengono applicati e mantenuti sulla pelle tanto più a lungo quanto minore è la concentrazione (0,05% tutta la notte, 2% un'ora al massimo). Questo per evitare effetti collaterali quali sensazione di bruciore e colorazione rossastra della cute, dovuta alla degradazione del principio attivo e che scompare al termine del trattamento. L'utilità del trattamento con ditranolo sta soprattutto nel tempo che intercorre tra una crisi psoriatica ed un'altra: ben un anno (molto di più rispetto agli altri trattamenti).
Poiché, per avere questo effetto, bisogna applicare per qualche mese il farmaco, Swinkels e Prins hanno addizionato al trattamento base con ditranolo, un unguento di clobetasolo proprionato che era applicato solo 5 giorni a settimana. Con questo protocollo, si è osservata una riduzione più veloce della placca psoriatica, senza particolari effetti collaterali e mantendo elevato il tempo di ricaduta.

Dal punto di vista tecnologico, la polvere di ditranolo è microcristallina da gialla a giallo-arancione praticamente insolubile in acqua e poco solubile in alcool.

Esempio formulativo
Materiali: bilancia, mortaio, pestello
Ditranolo 50mg
Vaselina liquida 1g
Vaselina bianca q.b a 100g

Si sospende il ditranolo con la vaselina liquida lavorando con mortaio e pestello. Si aggiunge quindi con progressione geometrica la vaselina bianca e si confeziona, infine, in un contenitore che protegga da fonti luminose. Il ditranolo è abbastanza instabile come molecola e, inoltre, lo tanto di più quanto minore è la concentrazione finale utilizzata. Evitare di utilizzare paraffina gialla, fonti di calore e utensili metallici per inficiarne la stabilità. Eventuali cambiamenti di colore della preparazione sono correlati a crollo dell'attività del farmaco.

Luca Guizzon
Farmacista Territoriale esperto in Fitoterapia, Farmacia Campedello

Fonti
Br J Dermatol. 2003 Apr;148(4):779-83.
Br J Dermatol. 2002 Apr;146(4):621-6.


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