Sanità

mag102017

Laureati e fabbisogno occupazionale, Liebl: anche nel 2016 si allarga gap

Laureati e fabbisogno occupazionale, Liebl: anche nel 2016 si allarga gap
Anche nel 2016 è confermato il trend, già rilevato l'anno precedente, che vede un progressivo allargarsi del divario tra nuovi laureati e fabbisogno sul territorio di farmacisti, con un gap di oltre 3mila unità. Dati confermati anche dalle nuove iscrizioni all'Enpaf che sono di circa 4800 farmacisti nell'ultimo anno. A fare il quadro Maxim Liebl, presidente dell'Ordine di Bolzano e delegato al Pgeu, nonché delegato Fofi al tavolo ministeriale istituito due anni fa all'interno del progetto europeo per la definizione delle metodologie per la determinazione dei fabbisogni di personale sanitario. «L'aggiornamento dei dati è emerso dall'ultimo incontro che abbiamo avuto con il Ministero e conferma il trend, già diffuso in occasione di FarmacistaPiù, che vede un continuo allargamento della forbice tra numero di laureati e fabbisogno stimato sul territorio - prendendo in considerazione la sanità nel suo complesso.

Anche per il 2016 si è registrata una crescita del divario e, a fronte di un fabbisogno sceso leggermente a poco più di 1200 unità, la differenza è arrivata a superare le 3mila unità. È chiaro che si avverta sempre di più il problema di come gestire questi numeri. Se è vero che il tasso di disoccupazione dei farmacisti pari a circa il 7% si attesta ancora su percentuali non elevatissime rispetto ad altri laureati è pur vero che nel giro di poco tempo - 7 anni circa - si è creato un gap non indifferente. Basti pensare che solo nel 2008 i laureati erano circa 1.600 l'anno, un numero pressoché pari al fabbisogno: tanto che non c'era quasi disoccupazione e anzi la situazione era di mancanza di farmacisti». D'altra parte, «le attese per il futuro non sono di miglioramento, data la capacità formativa che è andata aumentando negli anni e al contempo la crisi che sta vivendo il settore, con la farmacia che è rimasto il luogo di maggior assorbimento dell'occupazione». In questo quadro, «una riflessione dovrebbe partire anche dall'università, con la diffusione a livello nazionale del numero programmato. Anche se la situazione merita riflessioni di più ampio respiro». Francesca Giani
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