Benessere

dic172012

Le allergie “natalizie”: cibi e piante da sospettare

Attenzione alle allergie alimentari: con l’arrivo delle feste natalizie la possibilità di incorrere in conseguenze, anche gravi, provocate da alimenti particolari aumenta notevolmente. A mettere in guardia contro cibi esotici o insoliti è la Società italiana di allergologia ed immunologia clinica (Siaic) perché, dati alla mano, l’8% degli italiani in età pediatrica soffre di allergie alimentari, e anche il 3% degli adulti. Gli alimenti più pericolosi sono i frutti a guscio, noci, mandorle e nocciole, ma anche i crostacei come aragoste e gamberoni. Magari una persona riesce a mangiarne senza problemi piccole quantità, mentre le quantità più elevate ingerite durante le feste fanno scattare la reazione allergica. La noce brasiliana, spesso mangiata solo nel periodo natalizio, può provocare gravi reazioni anafilattiche. Meglio avere sempre con sé gli antistaminici, mentre i soggetti più a rischio, o che hanno avuto precedenti di shock anafilattico devono osservare maggiori cautele. «Per loro è indispensabile il salvavita, l’adrenalina con l’ausiliatore» spiega Oliviero Rossi, allergologo e consigliere della Siaic «ma lo dovrebbe usare soltanto chi avuto reazioni da pronto soccorso. Una quota che aumenta sempre di più: le reazioni gravi agli alimenti crescono di un 3% ogni anno. Questo perché c’è un incremento di alimenti manipolati, additivi e conservanti, che possono provocare anche fenomeni simili a quelli allergici». Inoltre occorre prestare attenzione anche ad alcune piante, come la stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), imparentata con l'albero della gomma può provocare sintomi negli allergici al lattice. Neppure l'albero di Natale è innocuo: libera dentro casa le muffe cresciute su tronco e rami, che possono causare rinite e asma. Prima di addobbarlo, andrebbe lavato e asciugato con il phon. Infine la tipica pollinosi dicembrina «la pollinosi da cipresso, proprio per il periodo in cui si manifesta, è spesso ritenuta un raffreddore invernale» spiega Cristoforo Incorvaia, allergologo consigliere Siaic «la diagnosi può essere quindi tardiva e viene fatta se la persistenza dei sintomi nei mesi successivi, dato che il polline viene prodotto fino a primavera, conduce il paziente dall'allergologo. Si verifica prevalentemente nelle regioni del centro-sud, dove si stima che 1 persona su 4 sia allergica, rispetto a 1 su 10 del Nord».


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